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Il M5S: «Dimissioni per l’ingegnere» Muzzarelli respinge

Il M5S: «Dimissioni per l’ingegnere» Muzzarelli respinge

La questione della casa comprata da Macrì va in Consiglio I grillini: «Come faceva a non sapere?». Tutti votano contro

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REGGIO EMILIA. «Nessun motivo per chiedere le dimissioni di Maria Sergio». Il sindasco di Modena, Giancarlo Muzzarelli, ha risposto così all’ordine del giorno presentato dal Movimento 5 Stelle nel consiglio comunale della città estense, che chiedeva invece le dimissioni della dirigente dell’Urbanistica, ex dirigente dello stesso settore a Reggio Emilia e moglie del sindaco Luca Vecchi per la casa risultata essere stata acquistata da Francesco Macrì, imputato nel processo Aemilia.

Nel documento a firma dei cinque consiglieri pentastellati di Modena, si chiede come mai Vecchi e la Sergio non si siano «autodenunciati» dopo gli arresti di Aemilia, per il fatto di aver comprato a casa anni prima da un imprenditore poi coinvolto nell’inchiesta di ’ndrangheta, o come mai due professionisti del loro calibro non si siano accorti di nulla. Inoltre, hanno fatto riferimento alle dichiarazioni rilasciate da Maria Sergio, quando è stata sentita dalla Dda.

A respingere l’odg è stata l’intera aula, su tutti Pd e Forza Italia uniti per una volta contro la richiesta di dimissioni avanzate dal M5S.

«L’ingegner Sergio - ha precisato il sindaco Muzzarelli in lungo intervento - non è sottoposta ad alcun procedimento penale e non è oggetto di alcuna indagine da parte della magistratura. Le notizie riportate dai mezzi di informazione, che spesso riprendono semplicemente accuse politiche, non contengono ipotesi di reato. Lo stesso ordine del giorno del M5s non contiene informazioni aggiuntive, ma solo considerazioni e domande che, più che a fare chiarezza, sono orientate a insinuare anomalie, alimentare sospetti, alludere a non meglio specificate responsabilità amministrative o penali».

«Ci sono tre possibilità - ha detto Muzzarelli – a) l’ingegner Sergio era al corrente in quanto complice o simpatizzante dell’attività mafiosa del venditore b) era sottoposta a ricatti per non si sa quale motivo e ha taciuto c) oppure era completamente ignara dei comportamenti illegali del signor Macrì e in tal caso non si vede come avrebbe potuto venire a conoscenza. Nelle prime due ipotesi, se qualcuno ha informazioni e prove non deve agitare le acque dei consigli comunali o sui mezzi di informazione, ma ha il dovere di recarsi dal magistrato. In caso contrario, ha il dovere morale prima ancora che politico, di prendere atto dei fatti e di non avventurarsi in illazioni e domande pretestuose».

Per Muzzarelli, le accuse di «mancanza di trasparenza» non troverebbero fondamento nelle norme così come in «nessun modo le vicende relative alla abitazione privata della sua famiglia interferiscono o possono anche solo minimamente interferire con le funzioni che svolge nel comune di Modena».

A nulla sono valsi gli interventi del consigliere grillino Marco Bortolotti, che dichiarava: «Fermiamoci e chiediamoci se è normale non ricordare da chi si è comprata la casa». Nè quello del collega Mario Bussetti: «Nessuno qui vuole accusare, siamo ben consapevoli che non esistono elementi da tribunale, ma la politica deve andare oltre a volte ci sono scelte dolorose da fare».

L’attacco più deciso al Movimento è arrivato dal capogruppo Pd Paolo Trande: «Abbiamo letto di una lettera da parte di un imprenditore arrestato in Aemilia. State utilizzando gli stessi argomenti e fate le stesse richieste. A noi questa concidenza avrebbe dato fastidio e avrebbe suggerito un ripensamento sul senso e la finalità di questo ordine del giorno».

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