Indagato per terrorismo, «via il passaporto»
La procura chiede l’obbligo di dimora a Reggio per Aleotti, si vuole evitare che vada in Siria
REGGIO EMILIA. La revoca del passaporto e l’obbligo di dimora a Reggio. La finalità delle misure personali chieste dal pm Maria Pantani per il convertito all’Islam finito sotto i fari dell’antiterrorismo sono chiare. Si vuole evitare che Luca Aleotti possa unirsi ai mujaheddin che stanno combattendo nello scenario siriano ed iracheno sotto le bandiere nere del Califfato. Una volontà che il reggiano comunque non ha mai espresso, a quanto è dato di sapere.
«Il 31enne è stato indagato per le sue dichiarazioni su Facebook e la sua abitazione perquisita dalla Digos. Il giovane tramite l’avvocato Nicola Gualdi ha tenuto a precisare di non c’entrare nulla con l’Isis o altre formazioni terroristiche. Saif-Allah, letteralmente spada di Dio, come si fa chiamare Aleotti, ha postato numerosi messaggi su Facebook nei quali esprime il suo punto di vista sulla fede. Molte delle sue affermazioni ricadono nella sfera del salafismo, che non è sinonimo di terrorismo, e rimandano a una lettura rigorosa dei testi sacri. Altri messaggi invece sono più pesanti, ad esempio quelli dopo i fatti di Parigi: per molto meno alcuni stranieri residenti in Italia sono stati rispediti nel loro Paese. Ma Aleotti è italianissimo e dunque questa opzione non è sul tavolo. Anzi, nel suo caso si vuole evitare che eventualmente si unisca ai “foreign fighters”. Inoltre il pm chiede che non gli sia concesso il porto d’armi, nel caso ne faccia richiesta. (j.d.p.)
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