Ricatto a luci rosse all’amica di chat
Quarantenne a processo per violenza sessuale e stalking: ha costretto una donna a mandargli foto e video spinti
REGGIO EMILIA. Un’amicizia nata su Facebook, coltivata nel segreto di una chat. Un gioco piccante con qualche scambio di foto. E' iniziato così per una quarantenne della provincia reggiana quello che è diventato presto un vero e proprio incubo a base di ricatti sessuali sempre più pressanti. Una vicenda durata mesi, durante i quali l’uomo ha pretesto sempre di più, altrimenti avrebbe rivelato a tutti i contenuti della loro relazione virtuale. Il senso di vergogna, la paura che il marito potesse venire a sapere di questa debolezza, ha spinto la donna ad accettare i ricatti sessuali dell'uomo, tra i quali la realizzazione di alcuni video di autoerotismo.
I fatti, che sono iniziati un paio di anni fa, hanno assunto contorni sempre più devastanti per la donna, che ha finito per cadere in uno stato di prostrazione che la spingeva persino a non uscire di casa. Alla fine, a fronte di tutto questo, la vittima ha rotto il muro della vergogna e ha denunciato l'accaduto in procura.
Ieri mattina l'uomo, anche lui quarantenne, ma residente in un’altra regione italiana, è stato rinviato a giudizio dal gup Giovanni Ghini. Le accuse formulate dal pm Maria Rita Pantani sono pesanti. Stalking ma soprattutto violenza sessuale. Una violenza sessuale commessa a distanza, attraverso gli strumenti informatici, ma non per questo meno grave. L’imputato avrebbe infatti costretto la donna a realizzare i video con le minacce e proprio questo ha fatto scattare la grave ipotesi di reato.
La vicenda era nata quando la reggiana ha iniziato a chattare con un uomo dal nickname decisamente esplicito. Tutto è iniziato così, per gioco, ma presto di giocoso non è rimasto proprio nulla.
Questa storia è emblematica perché ci riporta a una realtà sempre più diffusa, quella di reati peraltro di diversa natura fra loro commessi su internet. Quanto ai ricatti sessuali, le cronache ci raccontano storie molto simili tra loro. Uomini e donne che si conoscono in chat e vengono sempre più coinvolti, clic dopo clic, frase dopo frase, immagine dopo immagine, in un meccanismo nel quale la parte più debole resta intrappolata. Alcuni hanno la forza di opporsi, altri finiscono in una spirale dalla quale non riescono ad uscire facilmente. Chiamare virtuale la realtà dove passiamo sempre più tempo può essere fuorviante. Del resto ciò che accade on line è a un passo dalla concretezza, al punto che in rete possono essere commessi reati di ogni genere, compresa la violenza sessuale.
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