Parmigiano Reggiano, crollo dei prezzi: la filiera trema
Le forme valgono 22 milioni ma le banche non le accettano più come pegno
REGGIO EMILIA. Quanto valgono le 72mila forme di Parmigiano Reggiano contenute nei magazzini del Gruppo Bergamaschi? Secondo una perizia circa 22 milioni di euro. Grossa parte di queste, come riportato, saranno vendute tramite un gara indetta dal tribunale fallimentare di Mantova.
Una pagina nera del lattiero-caseario emiliano, che vede sfaldarsi uno degli anelli che formano la catena del valore del Parmigiano Reggiano. La causa dell’affondamento della Magazzini Emiliani Stagionatura Formaggi - legata alle sorti della casa madre, lo storico Gruppo Bergamaschi - sta nell’eccessivo peso dei debiti.[[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:reggio:cronaca:1.12991755:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/reggio/cronaca/2016/02/20/news/bergamaschi-in-crisi-all-asta-40mila-forme-di-parmigiano-reggiano-1.12991755]]
Oltre 38 milioni di euro che sono diventati insostenibili perché le quotazioni delle migliaia di forme di Parmigiano Reggiano date in garanzia alle banche, sono improvvisamente crollate. Fino a poco tempo fa il formaggio stagionato nell'area del Consorzio valeva come moneta contante a tal punto da rappresentare un patrimonio più che consistente agli occhi anche delle banche. Ora, invece, non è più considerato merce di scambio per poter rappresentare un sottostante di alto valore. Il pegno delle forme non risulta più uno strumento di garanzia sufficiente a supportare i bisogni finanziari.
A questo, ovviamente, è strettamente legato il crollo dei prezzi del Parmigiano Reggiano, così come la lievitazione dei costi di produzione. Lo "sboom" dei prezzi del re dei formaggi è avvenuto quasi tutto d’un colpo, nel 2014, quando anche il fatturato della Bergamaschi - ora in concordato liquidatorio - aveva chiuso l’anno con ricavi per 40 milioni di euro, 8 milioni in meno rispetto al 2013. La perdita segnata nell’anno scorso è stata sostanziale, ben 7,3 milioni, segno del calo dei margini.
Lavorare, quindi, è stato sempre più difficile alla luce anche degli ingenti investimenti fatti dal Gruppo Bergamaschi. Parliamo infatti di una società ben radicata, con oltre 60 anni di storia, da sempre votata alla commercializzazione del Parmigiano e del Grana, che da pochi anni aveva deciso di accorciare la filiera affiancando alla stagionatura anche la produzione.[[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:reggio:cronaca:1.12979535:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/reggio/cronaca/2016/02/18/news/made-in-italy-i-prodotti-dop-e-igp-valgono-13-miliardi-di-euro-1.12979535]]
Il tentativo aveva infatti lo scopo di aumentare il profitto con la produzione diretta, acquistando latte e vendendo Parmigiano Reggiano stagionato di ottima qualità. Questa scelta, che all’inizio era parsa vincente, si è poi rivelata critica nel momento in cui i prezzi di mercato del formaggio hanno iniziato a scendere in modo repentino: da un lato gli allevatori, per poter fornire latte di qualità, pretendevano contratti con durata di almeno un anno con prezzo chiuso abbastanza elevato, oppure con prezzo aperto soggetto a conguagli; dall’altra parte il mercato con prezzi improvvisamente poco remunerativi ha esposto la società al rischio di tutta la filiera.
La prima scelta immediata è stata quella di cessare parte della produzione in diversi caseifici per tentare di arginare il crollo che ha poi investito l’attività. Il ramo d’azienda è stato recentemente affittato alla società Villa Righi. Resta da capire che fine faranno i caseifici e i magazzini del gruppo, che si trovano a Baiso, Fabbrico, Luzzara, Boretto, Castelnovo Sotto e Quistello.
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