«Il consigliere doveva uscire, non votare»
Cavriago, l’opposizione sull’area messa in vendita dal Comune. Il sindaco: «Tutto alla luce del sole»
CAVRIAGO. Il sindaco Paolo Burani torna nuovamente sulla polemica che in questi giorni agita Cavriago, anche sui social network. Polemica relativa alla partecipazione, da parte di un consigliere comunale di maggioranza, al voto di due atti che, secondo il gruppo di opposizione “Cavriago città aperta”, hanno a che fare con la messa in vendita di terreni da parte del Comune. Per uno di questi terreni, la coniuge dello stesso consigliere ha presentato domanda di acquisto.
«Smentisco categoricamente che vi sia stata compravendita di terreni – ribadisce Burani – né risulta agli atti dell’amministrazione comunale alcuna delibera al riguardo».
«Il piano delle alienazioni 2016 – precisa il sindaco – concerne 18 tra aree e lotti, siti in diverse zone del territorio soprattutto nella zona industriale e al margine di alcune aree residenziali».
«Il terreno oggetto delle falsità sollevate dai consiglieri Liusca Boni e Davide Braglia – dice Burani – è un lotto di 50 metri quadrati, edificabile, valutato 240 euro al metro quadrato per un importo complessivo di 12.000 euro. Non si tratta di “pochi spiccioli” e invito Cavriago città aperta a rileggere i documenti e non raccogliere informazioni tra la gente. Il piano delle alienazioni è stato concepito, redatto, pubblicizzato alla luce del sole; è un atto pubblico». Per Burani, «la regolarità e la validità del piano delle alienazioni 2016 non sono in discussione», anche se «fosse da togliere un votante», perché «la matematica non è una opinione».
Liusca Boni, chiamata nuovamente in ballo da Burani, replica: «Il sindaco continua a parlare di tutto tranne che della cosa che gli abbiamo chiesto: perché quel consigliere non è uscito, anziché votare il consuntivo 2015, il 30 giugno 2015, e il previsionale 2016, il 9 dicembre 2015? Per noi, le due delibere sono viziate, vanno annullate e rifatte senza che quel consigliere voti. Noi abbiamo sollevato una questione procedurale e una politica. La normativa è chiara. Il sindaco è amministratore pubblico da tanti anni e sa bene che la legge parla chiaro: un consigliere ha un ruolo pubblico e, se ci sono di mezzo interessi privati, per gli atti che riguardano i parenti fino al quarto grado, non si partecipa al voto. Si esce. Se fosse accaduto questo, non avremmo avuto nulla da eccepire. Al massimo, si poteva parlare di opportunità. Dal punto di vista politico, sindaco e giunta dovevano far notare al consigliere che cosa occorre fare in questi casi. Comunque, noi non abbiamo mai detto che l’area è stata venduta. Piuttosto, prendiamo atto della precisazione del sindaco: l’area è edificabile. Noi pensavamo fosse un orto o un giardino. Quindi la villetta in questione è ampliabile, essendo di testa. Ma non vogliamo fare il processo alle intenzioni. Rileviamo piuttosto che tutte le richieste di acquisto delle varie aree sono arrivate dopo che il piano è stato fatto. Tutte tranne una: quella del coniuge del consigliere, fatta 6 mesi prima. Infine mi spiace che il sindaco usi termini offensivi nei nostri confronti (Burani aveva parlato di «vergognose e nauseanti accuse e illazioni», ndr), perché è il sindaco di tutti i cavriaghesi, anche il mio, e ha un ruolo di rappresentanza. Quindi respingo le offese al mittente». (m.g.)
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