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Quegli studenti "arruolati"

Maria Mussini
Quegli studenti "arruolati"

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Come sarebbe stato l'iter del tanto discusso disegno di legge sulle unioni civili se in parlamento fossero stati chiamati a deliberare i ragazzi a cui insegnavo greco e latino prima di entrare in senato? Me lo sono chiesta quando ho letto che gli studenti del mio liceo, il Corso di Correggio, erano stati invitati a partecipare a un incontro in difesa della famiglia cosiddetta "tradizionale" organizzato da due enti esterni all'istituto. E allora mi sono detta che, forse, la loro risposta alla domanda se fosse lecito equiparare i diritti delle coppie omosessuali a quelli delle eterosessuali sarebbe stata di una semplicità disarmante: "Ma che problema è?"

Una loro sgranata di occhi avrebbe spazzato via in un colpo solo emendamenti e contro-emendamenti, super-canguri e cangurini, lasciando in bella vista il re nudo: le unioni d'amore tra persone dello stesso sesso esistono, sono normali, sono già tra noi e lo sono sempre state, tanto da essere ora riconosciute e tutelate dalle legislazioni della maggior parte degli stati europei e di tutti i Paesi all'avanguardia nei diritti civili.

Una visione netta e pulita che deriva dal fatto che questi ragazzi sono ancora troppo giovani e troppo liberi per essere costretti a inforcare le lenti deformanti dell'ideologia e degli strumentalismi politici.
Quei ragazzi poi hanno studiato la storia e sanno che ogni epoca, ogni religione e ogni contesto sociale hanno sempre considerato i concetti di matrimonio, famiglia e sessualità in modo diverso. Sanno per esempio che l'amore omosessuale veniva ritenuto come la forma di affettività più elevata per i greci dell'epoca classica, mentre invece nella Germania nazista era punito con il lager.

Hanno imparato come sia importante, per potersi formare un'opinione, riuscire a storicizzare e confrontare tra loro epoche, idee, fatti diversi, e questo senza mai dimenticare i valori che sono alla base del nostro stato laico e che sono sanciti dalla Costituzione, come il rispetto della diversità e il riconoscimento della pari dignità sociale di ogni cittadino.

Inoltre, lo hanno appreso dagli studi classici, sanno che per ricavare un'informazione corretta è necessario, quando si può, andare alla fonte originale, più che basarsi sulle fonti indirette. E allora avranno capito come la legge ora in discussione in senato non legittimi affatto la pratica dell'utero in affitto, che in Italia è e resta vietata, ma si limiti a restituire dignità e tutele ai bambini che esistono già e che vivono all'interno di una famiglia omosessuale.

I ragazzi sanno che sono queste le armi che possono mettere in campo quando qualche adulto cerca di tirarli per la giacchetta per convenienza politica o perché accecato da ideologie, in buona o cattiva fede; oppure quando noi insegnanti siamo troppo distratti per accorgerci di un volantino appeso nei locali della scuola con l'invito a un incontro apparentemente neutro su un tema delicato che meriterebbe invece il contributo di tutti, magari anche del rappresentante presso l'ONU delle famiglie arcobaleno.

Purtroppo questi ragazzi non siedono nei banchi del parlamento, o almeno non ancora, ma sui banchi delle loro aule. Quando potranno farlo, così come tutte le volte in cui saranno chiamati a prendere decisioni per la vita propria e degli altri, spero che si ricordino di quegli strumenti che la scuola, per quanto bistrattata, è riuscita a fornire loro, e di quello sguardo puro, non viziato da una visione distorta ma capace invece di vedere i tanti re nudi che si aggirano nel nostro Paese.

* Vicepresidente Gruppo Misto al Senato

 

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