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Reti wifi, la società reggiana “Guglielmo” sbarca negli Stati Uniti

Reti wifi, la società reggiana “Guglielmo” sbarca negli Stati Uniti

La società ha creato la startup Caligoo e ha già depositato due brevetti: «Offriamo soluzioni innovative per rivoluzionare le reti wifi pubbliche»

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REGGIO EMILIA. Sono leader nel mercato del wifi in Italia, con 9 milioni di utenti registrati, e gestiscono nella sola città di Reggio 130 hot-spot, che forniscono la connessione nei luoghi pubblici, nelle sedi comunali e in decine di attività commerciali. Ora sono pronti a sbarcare negli Stati Uniti.
Gugliemo, la società fornitrice di tecnologia wireless con sede a Barco di Bibbiano, ha creato una startup innovativa, Caligoo, che si pone l’ambizioso obiettivo di rivoluzionare le reti wifi pubbliche. La società ha depositato nel 2015 due brevetti negli Stati Uniti ed ha già siglato alcuni importanti accordi di sviluppo con importanti catene internazionali.

Caligoo opera principalmente all’estero ed ha recentemente attivato una struttura di vendita negli Stati Uniti. A fine mese i soci reggiani partiranno per gli Usa per una serie di incontri, tra cui anche quello con il responsabile tecnologico del Comune di San Francisco.

In cosa consiste l’innovazione che la società reggiana vuole portare in questo settore? «L’obiettivo - spiega Giovanni Guerri, ceo di Caligoo - è quello di sviluppare reti wifi differenti da quelle esistenti. Il wifi è ormai un servizio che i clienti trovano ovunque e chi lo fornisce, come alberghi o centri commerciali, non dà più qualcosa che viene ritenuto come un valore aggiunto dal cliente. Inoltre spesso l’utente, specie in luoghi molto affollati, si trova a fare i conti con l’esperienza molto frustrante di non riuscire a collegarsi rapidamente, con il risultato che desiste rapidamente. Dunque le aziende spendono dei soldi per fornire un servizio e magari realizzano siti internet molto ricchi di contenuti ma poi la gratificazione dell'utente finale è molto limitata».

Caligoo punta dunque a fornire una piattaforma che dia nuovo valore alla rete dal punto di vista di chi le paga. «Per fare questo proponiamo di portare all'interno delle strutture, quali centri commerciali o impianti sportivi, dei dispostivi che permettono di gestire localmente parte del traffico che è attualmente gestito dal cloud. Significa portare più vicino agli utenti la capacità di elaborare servizi e applicazioni». Un cambiamento che si fonda su un nuovo approccio, chiamato “fog computing”, un’evoluzione del “cloud”. Mentre la nuvola (cloud in inglese) è qualcosa che sta sopra di noi, e dunque distante, la nebbia (fog) ci avvolge: questo vuole dire avvicinare il più possibile all’utente i servizi normalmente decentrati nei server sparsi nel mondo. Sono molti a scommettere che il fog computing sarà il nuovo paradigma nell’era dell'internet delle cose, cioè con sempre più oggetti conessi alla rete con un proprio indirizzo Ip. La velocità nell'elaborare i dati e portare l'elaborazione il più possibile vicino agli utenti potrebbe rivelarsi un cambiamento decisivo anche nelle “smart city” del futuro.

L’accesso alla rete attraverso i telefonini è in continuo aumento. Servono dunque nuove soluzioni, non solo dal punto di vista del softwere ma anche infrastrutturali, per accompagnare questa crescita impetuosa.

«I servizi che vogliamo vendere negli Stati Uniti - spiega Guerri - offrono la possibilità ai brand, ad esempio i centri commerciali, di poter gestire in modo intelligente la personalizzazione dei messaggi inviati al cliente. L'utente a sua volta può controllare dinamicamente la connettività: se vuole guardare un video su un prodotto del supermercato la rete gli dà più banda per consentirgli di poterlo fare agevolmente». (j.d.p.)

 

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