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Caramaschi presidente «Difendere soci e identità»

Caramaschi presidente «Difendere soci e identità»

Il reggiolese alla guida dell’organizzazione dopo 20 anni di gestione Alai Nodi da affrontare: «Cooperative sottocapitalizzate e competitività da rilanciare»

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REGGIO EMILIA. «La centralità del socio, la mutualità, l’uso delle riserve come risorsa intergenerazionale, il prestito sociale inteso come elemento di partecipazione e non come speculazione». Il discorso d’insediamento del nuovo presidente di Confcooperative Matteo Caramaschi, eletto ieri per acclamazione nel corso dell’assemblea che si è tenuta al Centro Malaguzzi, è stato incentrato sul tema dell’identità.

Il reggiolese, vicepresidente della cooperativa Agricola Gorna e della latteria sociale Cavechia, che inaugura una nuova era dopo la fine del ventennio di Giuseppe Alai, si è detto convinto che il tema dell’identità non sia solo questione d’immagine, ma riguarda «la sua capacità competitiva, che è tanto più alta quanto più ognuno dei soci è consapevole, partecipe e attivo nella vita dell’impresa».

Caramaschi, che è stato anche consigliere nazionale dell’organizzazione, è un perito agrario e una figura di spicco della cooperazione agroalimentare reggiana: già a 28 anni giunse alla presidenza della federazione provinciale delle coop agricole ed agroalimentari di Confcooperative. Nel suo discorso il reggiolese si è soffermato sulla crisi della competitività, «che dobbiamo raccogliere – ha detto - con una intensità inedita, affinando ogni strumento che su questo versante possa assicurare la crescita delle imprese cooperative». «Analogamente – ha aggiunto Caramaschi - abbiamo bisogno di rafforzare decisamente il lavoro sulla capitalizzazione delle imprese cooperative, perché se è vero che in questi anni vi sono stati decisi miglioramenti, è altrettanto vero che troppe cooperative appaiono decisamente sottocapitalizzate rispetto ai progetti imprenditoriali che intendono e possono mettere in campo». «La sfida, ovviamente – ha proseguito Caramaschi - ancora una volta è sul socio, su una partecipazione che deve manifestarsi con un investimento ed un rischio diretto che è fondamentale anche per smuovere altri soggetti che possono concorrere a garantire risorse finanziarie alla cooperativa e per sottolineare la credibilità dei progetti che l’impresa mette in campo in ogni tipo di mercato».

Il neo presidente di Confcooperative ha poi parlato della formazione e della scelta dei dirigenti delle imprese cooperative, che deve rispecchiare criteri di competenza ma anche riguardanti la responsabilità cui sono chiamati i soci, «perchè non esistono amministratori unici o manager che possano far supplenza a questo principio».

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