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«Nella crisi salvati posti di lavoro»

«Nella crisi salvati posti di lavoro»

L’ex numero uno: «L’errore di questi anni? Eccessivo coinvolgimento sociale»

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REGGIO EMILIA. «I cooperatori sono come i bersaglieri: lo sono per tutta la vita». Così Giuseppe Alai scherza sul ruolo che continuerà ad avere all’interno di Confcooperative, di cui è stato presidente per 20 anni fino a ieri, quando è avvenuto il passaggio del testimone con il suo successore. Un ruolo che con una metafora ciclistica, sport praticato dal guastallese, sarà di «gregario» al servizio dell’organizzazione, come ribadito nel suo discorso finale ieri al Malaguzzi.

«La mia presidenza - ha commentato Alai a margine dell’assemblea - è divisa in due fasi. La prima, iniziata dal 1996, è stata segnata da un decennio di crescita. Si usciva anche allora da una crisi, modesta però rispetto a quella che abbiamo vissuto poi, ma era stato comunque un periodo difficile. Svilupparsi in quel decennio era facile: durante una fase economica espansiva lo è sempre».
Poi è arrivata la crisi e la vera e propria recessione. «E in questi anni di difficoltà credo che il sistema cooperativa ha reagito in modo adeguato e lo ha fatto in base ai principi del mondo cooperativo. Dopo la fase dell’espansione la priorità è diventata quella di proteggere i posti di lavoro ed è stato fatto a scapito della redditività, rinunciando ad accantonare delle riserve e intaccando il patrimonio».

Nell’assemblea di ieri sono anche state fatte delle riflessioni da parte degli interlocutori che hanno preso la parola sugli errori commessi in questi anni. «Dal mio punto di vista l’errore principale è stato quello di un eccessivo coinvolgimento sociale. Se una cooperativa funziona male i soci si sentono delle vittime, se un’impresa privata non dà i risultati che ci si aspetta invece si sta tutti zitti perché se no si appare improvvidi. Questo è un passaggio culturale che la nostra comunità, se crede ancora alla cooperazione, deve introdurre nelle proprie riflessioni. Le imprese infallibili non esistono e i problemi possono esserci sia nelle imprese cooperative che in quelle di capitali». (j.d.p.)

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