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'Ndrangheta a Reggio Emilia, il faccia a faccia nel Pd: gli applausi a Bini e le critiche al Pd

Serena Arbizzi
'Ndrangheta a Reggio Emilia, il faccia a faccia nel Pd: gli applausi a Bini e le critiche al Pd

Il dibattito organizzato nel circolo Gardenia. Il sindaco di Castelnovo Monti: « Qualcuno voleva far trasferire la De Miro». Costa: «I tecnici dei Comuni devono essere preparati»

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REGGIO EMILIA Enrico Bini ha ribadito la sua verità: per tanto, troppo tempo non ci si è voluti rendere conto che Reggio era permeata fino al midollo dalla criminalità organizzata. E chi ha avuto il coraggio di denunciarlo per tanti anni ha dovuto combattere in solitudine. Tutto questo in un progressivo smantellamento dei valori cardine della cooperazione, da sempre cuore e anima di questa terra.

Questi i punti chiave del suo intervento durante il faccia a faccia, al circolo Gardenia di via Regina Elena con il segretario provinciale del Pd e sindaco di Luzzara Andrea Costa. Bini da parecchi anni denuncia le infiltrazioni mafiose nell’economia del territorio. Dal canto suo Costa ha posto l’attenzione sul futuro, su cosa occorre fare adesso per correre ai ripari e per evitare che tutto questo posso ripetersi.

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[[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:reggio:cronaca:1.12956535:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/reggio/cronaca/2016/02/13/news/esposti-sul-catasto-la-procura-ci-ripensa-1.12956535]] E’ stato Bini a incassare applausi su applausi di parte di un folto pubblico, che a stento è riuscito a entrare nella sala della conferenza. «Qui la mafia si poteva vedere prima. Non attacco la politica, ma il territorio che non ha voluto vedere – ha esordito Bini – e anche le associazioni di categoria hanno responsabilità: tutto è girato intorno all’economia. Come ho potuto vedere quando ero un commerciale della Transcoop, con l’affare Alta Velocità. Non si distinguevano i trasportatori che lavoravano bene dagli altri. C’era chi li usava perché costavano meno, ma erano più competitivi perché non pagavano i loro dipendenti. E anche il mondo delle professioni: notai, commercialisti, tutti ubriachi dei tanti soldi che arrivavano qui. Mi ricordo che a un certo punto ho rifiutato di fare bonifiche ambientali: i prezzi proposti erano sottocosto anche del 40% per rifiuti che venivano portati chissà dove, magari nella terra dei fuochi, dove si avvelena la gente. Da noi le interdittive sono state la svolta: da quando è arrivato il prefetto De Miro, che qualcuno voleva trasferire a Roma, le cose sono cambiate. Per tanto tempo prima nessuno ha fatto nulla, nemmeno a Modena». [[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:reggio:cronaca:1.12984476:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/reggio/cronaca/2016/02/18/news/bini-lascia-la-commissione-legalita-iren-1.12984476]]

Bini ha poi tuonato contro la gara Iren sulla gestione della discarica di Poiatica, su Coffrini che doveva andare a casa prima della commissione, ha detto che i beni confiscati li darebbe a don Eugenio Morlini e ha replicato a Luca Bosi di Sicrea, che l’aveva chiamato in causa come parte di quella classe dirigente che negli anni passati non si era accorta della mafia.

«Che si studi quello che è successo a Reggio – dice il sindaco di Castelnovo –. Non è giusto che lanci questi messaggi fuori luogo. Io c’ero, sì, e ho cercato di fare tutto quello che potevo. Come quand’ero in Cna sono incappato in disossatori che lavoravano per una coop di macellazione: ho segnalato la cosa». E punta sulla necessità di guardare gli indici dei valori degli immobili ridotti al 50%. «Lì c’è chi paga meno tasse».

[[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:reggio:cronaca:1.11044951:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/reggio/cronaca/2015/03/14/news/le-mani-sulla-citta-cosi-la-ndrangheta-ha-cementificato-reggio-emilia-1.11044951]]Da parte sua, Andrea Costa ha sottolineato che «in questi territori non c’è stata consapevolezza, non ci si è accorti del radicamento e dell’espansione delle mafie al nord: un fatto che risale a metà degli anni Ottanta mentre Aemilia inizia nel 2015. Esiste un problema di magistratura giudicante, più che inquirente: gli arresti per droga, fonte principale di approvvigionamento per la mafia, sono stati fatti – prosegue il segretario Pd - ma senza un legame con l’articolo 416 bis. La consapevolezza è arrivata dalle interdittive in poi, ma c’è bisogno di strumenti nuovi a livello nazionale. Ad oggi in Aemilia non sono entrate aziende che hanno appalti pubblici, ma mi aspetto che succeda. Per questo chiederemo all’Anci una formazione mirata sul nostro personale tecnico e come Comuni chiederemo una black list di imprese». [[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:reggio:foto-e-video:1.13002229:MediaPublishingQueue2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/reggio/foto-e-video/2016/02/22/fotogalleria/pd-il-faccia-a-faccia-tra-costa-e-bini-sulla-ndrangheta-a-reggio-emilia-1.13002229]]

Tra il pubblico tante associazioni e forze politiche, come le Agende Rosse di Modena, consiglieri di opposizione che fanno notare che «non conta niente la black list perché tanto le ditte le intestano a persone “pulite”». Walter Ganapini ex presidente Greenpeace chiede perché «il suolo consumato sia passato dal 5 al 22% e ci sono 18 mila appartamenti sfitti» e ammonisce di dare un occhio a Iren «perché ci sono debiti che paghiamo noi»

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