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Tecnogear, fissato nuovo incontro con il prefetto di Reggio Emilia

Tecnogear, fissato nuovo incontro con il prefetto di Reggio Emilia

Gli operai della ditta di Corte Tegge hanno deciso di continuare la mobilitazione iniziata nove giorni fa. I sindacati: «Condizione imprescindibile per il dialogo resta il ritiro dei licenziamenti».

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CAVRIAGO. «Sono emersi elementi di novità, anche se non conclusivi, che necessitano di ulteriori approfondimenti per provare a trovare una soluzione condivisa e che aprono uno spiraglio di possibile ricomposizione».

E' quanto affermato dai sindacati della Cgil al termine dell’incontro avvenuto in Prefettura sulla vicenda Tecnogear. «Il prefetto - spiega Sergio Guaitolini, segretario della Fiom Cgil reggiana - ci ha riconvocati per martedì 23 febbraio, alle 15.30, per verificare se ci siano le condizioni per recuperare un tavolo di confronto tra le parti».


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Questa mattina, mentre una delegazione sindacale composta da Guido Mora (segretario della Cgil di Reggio Emilia), Sergio Guaitolini, Raffaele Ioime e due delegati della Rsu interna incontravano il prefetto Raffaele Ruberto, oltre un centinaio di lavoratori si è riunito in presidio in corso Garibaldi continuando la protesta iniziata ormai nove giorni fa.

Sciopero e mobilitazione che, durante l'assemblea sindacale di oggi pomeriggio, i lavoratori hanno votato di proseguire, mantenendo il presidio a Corte Tegge e spostandosi davanti la sede della Prefettura in concomitanza con l'incontro tra sindacato e prefetto.


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Martedì pomeriggio, quindi, avverrà un nuovo incontro tra le parti dopo che l’udienza in Direzione Territoriale del Lavoro di venerdì scorso si era conclusa con la decisione di aggiornarsi all’8 di marzo, e con ancora sul tavolo le richieste sindacali.


La Fiom ha infatti  ribadito la non sussistenza di motivi oggettivi per i licenziamenti dei tre lavoratori della Tecnogear, chiedendone il ritiro e manifestando ancora la propria volontà e disponibilità ad un confronto per affrontare le questioni inerenti la produttività, l’efficienza e la reddittività aziendale, dove necessario anche con l’utilizzo di ammortizzatori sociali, come il contratto di solidarietà, e di percorsi di formazione e ricollocazione dei lavoratori anche in reparti diversi da quelli in cui operano.

I sindacati hanno ribadito la loro disponibilità alla ripresa di un confronto sulla ricerca  di soluzioni alle problematiche aziendali, che siano però alternative ai licenziamenti. Resta  come condizione imprescindibile, dunque, il ritiro di quelli già applicati.
 

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