Dopo l'interdittiva antimafia fallisce la Sincre di Zini, Zambelli e Bari
Fine corsa per l’azienda edile reggiana partecipata dall'ex presidente del Rotary e della Cna di Reggio Emilia, colpita dal provvedimento e poi esclusa dalla white list
REGGIO EMILIA E’ una tra le poche aziende reggiane “doc” colpita da un’interdittiva e la prima che fallisce dopo essere stata oggetto dell’informativa sui condizionamenti con le mafie. La Sincre, infatti, dopo aver tentato di liquidare l’attività in bonis, è giunta a fine corsa. Per l’impresa di costruzioni è stato decretato il fallimento firmato dal giudice delegato Virgilio Notari del tribunale di Reggio Emilia.
L’attività si era interrotta quando, nel 2014, l’impresa era stata colpita da un’interdittiva antimafia emessa dall’allora prefetto di Reggio Emilia, Antonella De Miro, che aveva acceso un faro su Raffaele Dolce, procuratore speciale della ditta con responsabilità nei cantieri fino al 2013, sul quale gravavano precedenti per false fatturazioni e considerato vicino a esponenti della ’ndrangheta, soprattutto dei Ciampà, parenti acquisiti dei Dragone.
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L’interdittiva portò alla successiva esclusione della ditta dalla white list. Fatto che fece scalpore visti i soci presenti nella Sincre: il duo Enrico Zini e Glauco Zambelli, già soci nella Zini e Zambelli Costruzioni, e Salvatore e Saverio Bari della F.lli Bari. Il nome più noto era quello di Zini, già presidente del Rotary Club nel 2011-12, ex presidente della Cna e vicepresidente del consiglio direttivo dell’Ance reggiano, il collegio costruttori edili degli Industriali.
L’amministratore delegato della Sincre era invece Saverio Bari, anche’egli in passato componente del consiglio direttivo dell’Ance reggiano. Come consiglieri della Sincre comparivano invece Salvatore Bari (padre di Saverio) e Glauco Zambelli, ingegnere già responsabile dei lavori per la messa a norma dello stadio Giglio nel 2008.
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La vita della Sincre è stata di brevissima durata: nata nel 2011, era posseduta al 50% dalle due compagini, che nel 2014 l’hanno liquidata. Poi il fallimento decretato pochi giorni fa. Nel frattempo Zini, Zambelli e Bari si sono ritrovati però sotto la stesso tetto insieme ad altri 10 soci, quello dell’ex Polveriera, area concessa dal comune alle coop sociali e il cui cantiere è stato oggetto di un incendio sulla cui natura dolosa risultano esserci pochi dubbi. I tre, con le rispettive società, fanno parte della Costruttori srl, società titolare dei lavori e che vede quale presidente Aldo Dall’Aglio, attuale presidente dell’Ance.
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