Gazzetta di Reggio

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Orion vuole 46 milioni dal Santa Maria

di Enrico Lorenzo Tidona
Orion vuole 46 milioni dal Santa Maria

Ritardi nel cantiere dell’ospedale: il consorzio delle coop rosse trascina l’azienda pubblica in tribunale per conto della ditta

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REGGIO EMILIA. Se il tribunale delle imprese di Bologna confermasse la tesi espressa dai periti di parte, l’Arcispedale di Reggio Emilia finirebbe gambe all’aria. Questo perché in ballo c’è una colossale richiesta di risarcimento danni, pari a 46 milioni di euro, che l’ormai ex cooperativa edile Orion ha chiesto all’ospedale Santa Maria Nuova. Una cifra da far tremare i polsi anche perché a formulare la richiesta per conto della ditta di Cavriago - in concordato preventivo dal 2012 - è stato il Ccc, il mega consorzio che raggruppa le coop rosse emiliane, che ha inviato un atto di citazione notificato al Santa Maria Nuova, chiedendo all’azienda ospedaliera il risarcimento plurimilionario per coprire presunti ritardi imputabili all’azienda ospedaliera - in quanto committente - nell'esecuzione dei lavori dell’Arcispedale. A questo, secondo la coop, si deve aggiungere l’aggiornamento dei prezzi rimasti fermi, per buona parte, al 1992, data dell'aggiudicazione dell'appalto con il quale è stato via via ristrutturato l’ospedale.

Parliamo di una causa in sede civile della quale si vociferava da qualche tempo, e che comporta implicazioni ben oltre la sfera giudiziale. Al risvolto economico, infatti, si evince una collisione tra equilibri conclamati a Reggio. La cooperazione ha sempre mantenuto buoni rapporti con le aziende del territorio, comprese quelle sanitarie, come testimoniato recentemente dal termine del Co.Re, il centro oncoematologico proprio dell’azienda ospedaliera di Reggio, gioiello di caratura nazionale il cui cantiere è stato concluso senza problemi e con la partecipazione in passato della stessa Orion. Questa, però, chiede ora giustizia per un appalto del 1992 giunto ben oltre le previsioni ai giorni nostri attraverso successivi atti di affidamento e stralci che avrebbero comportato l’esplosione dei costi. Tesi che avallata da Mario De Lucchi, liquidatore della Orion, il quale - a rigor di logica - non sta certo agendo per un interesse particolare bensì per tutela delle centinaia di creditori del concordato il cui destino è ancora legato alla coop. Il patrocinio della causa è stato affidato dal Ccc all’avvocato Claudio Bigi, con fissazione dell’udienza a metà maggio nel tribunale di Bologna chiamato a dirimere le vertenze tra imprese.

Secondo una prima ricostruzione, sembra che la questione sia stata sollevata da Orion già negli anni passati, quando era ancora in forze. Dopo il crac causato dal peso dei debiti e dal mancato pagamento da parte di diversi committenti, la patata bollente è passata nelle mani dei curatori giudiziali della procedura e quindi del liquidatore, che ha tirato una linea in fondo al piano concordatario, facendo la somma delle richieste da parte di Orion, giunte così a 46 milioni di euro.

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