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Prestito da 6 milioni assicurato dal casaro con ventimila forme

Prestito da 6 milioni assicurato dal casaro con ventimila forme

La finanza chiede formaggio e salumi Dop come garanzia Alla 4 Madonne l’obbligazione garantita dal Parmigiano

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REGGIO EMILIA. Il mattone non tira e quando ti presenti in banca per chiedere un prestito il capannone vale uno zero virgola. Ecco allora, come nel caso dell’agroalimentare, che l’unico tesoretto da mettere sul piatto - è proprio il caso di dirlo - è la merce stoccata in magazzino: Parmigiano Reggiano o prosciutto di Parma che sia, per le banche valgono quasi come cambiali in bianco. Questo almeno fino a un anno fa per quanto riguarda il re dei formaggi, che ha subito uno scivolone sui prezzi.

Usare come sottostante di un prodotto finanziario i prodotti della tavola è ormai consuetudine da parte della finanza creativa, come confermato dall’ultimo caso riportato dal quotidiano la Repubblica. Parliamo della garanzia con cui il caseificio modenese 4 Madonne ha assicurato il suo prestito obbligazionario. Circa 20 mila e 700 forme di Parmigiano Reggiano, da 40 chili l’una. «Avevamo bisogno di rendere più stabili i nostri flussi di denaro», ha detto il presidente Andrea Nascimbeni al quotidiano: «Sono bastate due settimane per capire che l’interesse degli investitori era alto». In cassa sono finiti 6 milioni di euro, da restituire entro il 2022 con un interesse annuo del 5 per cento. «Una cifra che in banca non avremmo mai visto». Con l’impegno che se la società non riuscirà a ripagare, i sottoscrittori saranno risarciti in formaggio Dop.

L’idea di fondo è che le eccellenze della tavola vengano viste ancora oggi come beni rifugio sui quali puntare per diversificare il rischio e tenersi un po’ più alla larga dai chiari di luna in Borsa. Ma non è tutto oro quel che luccica, come raccontato in questi giorni nella vicenda del Gruppo Bergamaschi di Suzzara, finito in concordato proprio sulla base dei ribassi del prezzo del Parmigiano Reggiano. Le 72mila forme conservate nei magazzini della storica azienda - ora in concordato liquidatorio con cessione del ramo - varrebbero circa 22 milioni di euro. Quarantamila di queste saranno vendute al miglior offerente dal tribunale sulla base della gara indetta per ripianare i 38 milioni di debiti accumulati dal gruppo tramite la controllata Magazzini Emiliani Stagionatura Formaggi. Un caso emblematico nel quale, alla riduzione dei margini e ad investimenti sulla filiera corta risultati meno redditizi del previsto, ha avuto un peso il rientro chiesto proprio dalle banche perché le forme offerte come pegno avevano perso parte del loro valore.

A Reggio Emilia, così come nel resto delle aree del consorzio del Parmigiano Reggiano, le banche hanno sviluppato un sapere caratteristico per quanto riguarda le garanzie sui prestiti alle aziende dell’agroalimentare. Parliamo del Credem, che ha un proprio magazzino di stoccaggio delle forme, e di Bper, che come i colleghi finanziano le aziende in cambio di formaggi e crudo di Parma tenuti in magazzini trasformati in veri e propri forzieri del gusto.

Quindi da una parte c’è l’emissione di obbligazioni - i cosiddetti mini-bond - che rappresentano un’evoluzione finanziaria emessa da società create ad hoc - come l’italiana Epic - e dall’altro le garanzie reali offerte come contrappeso dei prestiti concessi dalle banche. (e.l.t.)

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