«A causa del Santa Maria lavori in ritardo di 14 anni»
Orion chiedeva da tempo il risarcimento milionario all’arcispedale di Reggio Il tentativo di conciliazione è andato a vuoto: l’azienda pubblica offrì “spiccioli”
REGGIO EMILIA. I lavori di ristrutturazione dell’ospedale Santa Maria Nuova di Reggio dovevano durare 9 anni. Secondo Orion, che li ha eseguiti, sono andati ben oltre: il collaudo è datato 2014, 15 anni in più del previsto. Per questo motivo la cooperativa di costruzioni pretende ora 46 milioni di euro dall’arcispedale quale risarcimento per il prolungamento dei lavori di ampliamento del nosocomio partiti nel 1992. Un ritardo sui tempi di esecuzione al quale si aggiungerebbe il mancato adeguamento dei prezzi «sostenuti a causa del prolungamento» si legge nei documenti.
Il Santa Maria non risponde nel merito in attesa che a parlare siano gli avvocati di parte nel processo la cui prima udienza è fissata il 16 maggio al tribunale delle imprese di Bologna.
La coop in concordato preventivo e l’arcispedale hanno provato a mettersi d’accordo in passato ma, vista la cifra in campo, la conciliazione è rimasta un miraggio. Da anni Orion chiede il pagamento di qualche milione relativo alla vicenda, per la precisione 5,6 milioni secondo il bilancio 2014. «Tale importo rappresenta quanto ragionevolmente l’amministratore e gli altri amministratori in precedenza, a fronte delle trattative bonarie in corso con la committente, ritiene di poter recuperare in quanto riferito ai maggior costi sopportati». La cifra stratosferica messa ora in calce alla citazione in giudizio, era inferiore di circa 3 milioni di euro nel 2013, quando l’allora commissario giudiziale della procedura concorsuale di Orion, Federica Zaniboni, precisava «che la riserva di cui Orion ha chiesto il riconoscimento è in totale pari a 43 milioni di euro ma, nel momento in cui la stessa è stata presentata alla stazione appaltante quest’ultima ho apposto diniego al suo riconoscimento». Il commissario, considerato l’importo totale, aveva richiesto nel 2013 «anche tramite il perito nominato dalla procedura, che venisse fissato un incontro con la stazione appaltante per poterla direttamente intervistare per verificare la disponibilità al pagamento e, nel caso, in quali termini». Ma «nonostante le ripetute richiesta tale incontro non è mai stato organizzato». Quindi nel 2013 era ancora muro contro muro, nel 2014 hanno provato a parlarsi ma, da quanto è dato sapere, l’arcispedale avrebbe offerto una cifra inferiore al milione di euro, distantissima da quanto preteso invece da Orion, giunta ora alla vertenza legale tramite il consorzio delle coop rosse Ccc, che ha affidato il caso all’avvocato Claudio Bigi del foto di Reggio.
Il progetto affidato a Orion quale impresa esecutrice, prevedeva la ristrutturazione del complesso ospedaliero esistente all’epoca, la costruzione delle due ale nord e sud, e l’ampliamento del reparto di medicina nucleare. Per le due ali, l’azienda aveva effettuato tutte le opere relative all’esecuzione dell’impiantistica, delle opere edili interne di finitura, dai controsoffitti in cartongesso, ai marmi, ai serramenti etc...Tutto sembrava filare liscio e al crac di Orion è sempre stato associato al ritardo nel pagamento dell’appalto da 13 milioni di euro da parte della Regione Lazio. Mai si era fatto riferimento esplicito alla grana in casa con il Santa Maria, nodo alquanto difficile da sciogliere.
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