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«No a rinforzi di organico del tribunale»

«No a rinforzi di organico del tribunale»

Il Ministero replica alle interrogazioni di M5S e Dem: «Solo distacchi dalla Provincia». Per ora nessuno accetta il passaggio

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REGGIO EMILIA. Dal Ministero della Giustizia non arriverà nessun rinforzo dell’organico - né personale di magistratura né amministrativo - per lo svolgimento del processo Aemilia.

Lo ha chiarito una volta per tutte il sottosegretario alla Giustizia Cosimo Maria Ferri in risposta alle interrogazioni arrivate da Pd e M5S. «Al massimo - ha detto - potranno essere distaccati i dipendenti della Provincia». Una risposta che non ha soddisfatto, a un mese esatto - e ancora a cantiere fermo - dall’avvio del dibattimento: l’udienza preliminare è fissata per il 23 marzo. E almeno alla luce di un dato: fin’ora, tutti i dipendenti della Provincia che per la dismissione dell’ente stesso erano stati destinati al tribunale hanno “gentilmente” declinato l’offerta. Preferendo altre soluzioni a un impiego nel palazzo di Giustizia. Al punto che il presidente Francesco Maria Caruso è stato costretto a “ripiegare” sui dipendenti del Ministero dei trasporti, nello specifico della Motorizzazione, per rimpinguare la cancelleria.

Era stato il Movimento 5 Stelle, con l’interrogazione della reggiana Maria Edera Spadoni, ad aver posto proprio l’attenzione sul personale. «Allo stato non risultano carenze idonee a compromettere la regolare celebrazione del dibattimento» è stata la riposta del Sottosegretario. Che ha fatto un’analisi globale dell’ufficio giudiziario evidenziando «in relazione alla situazione del personale amministrativo, una percentuale di scopertura del 17,65% che è inferiore alla media nazionale, che si attesta intorno al 21,7%». «Non è ragionevole rispondere che parte del personale proverrà dalle Province. E non è altrettanto accettabile, affermare che il Ministro della Giustizia ha in programma l’efficientamento dell’organico senza dare una tempistica certa» ha commentato la Spadoni.

Dal Pd, le deputate Marilena Fabbri e Giuditta Pini hanno chiesto conto soprattutto dei soldi: gli esborsi della Regione per consentire il processo a Bologna, e poi a Reggio Emilia, pari a 1,2 milioni di euro. Ma la risposta del sottosegretario non ha soddisfatto del tutto neanche loro: «Se è vero, come il sottosegretario ha più volte ricordato, che vi è stato un virtuoso rapporto tra l'amministrazione giudiziaria, il Ministero della giustizia e la presidenza della Regione, è altrettanto vero che ad oggi la Regione ha stanziato 748.000 euro per l'affitto del padiglione della fiera e ha stanziato altri 450.000 euro per il Comune di Reggio, per fare in modo che si potesse svolgere il seguito del processo. Questi soldi sono stati anticipati dalla Regione e sono stati presi dall'assessorato alla Cultura, ma non spetterebbe alla Regione tutto l'onere». Interviene anche Maria Mussini (Gruppo Misto): «Il tema della sicurezza pare che sia stato risolto per impegno del Ministero dell'Interno, l’amministrazione della Giustizia ha mostrato disponibilità a farsi carico di due elementi distaccati dalla Motorizzazione. Il Ministro Delrio, che io richiamo qui di nuovo a uno sforzo ulteriore, ha dato finora il nulla osta per uno solo di essi».

Ma accende anche la polemica: «Viale Aldo Moro ha speso solo per 4 mesi di udienza qualcosa come 800.000 euro, che secondo quanto mi risulta sono andati quasi tutti nelle casse dell’Ente Fiere di Bologna: sarà interessante un domani sapere che tipo si spese sono state coperte e quali beni acquistati sono rimasti. Il denaro messo ora a disposizione per i mesi del dibattimento, che per principio costituzionale deve avere luogo a Reggio, è comunque la metà e coprirà l’acquisto e la messa in opera di una struttura che rimarrà e potrà essere riutilizzata anche successivamente».

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