Gazzetta di Reggio

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«Basta con le scorciatoie i soldi si fanno lavorando»

di Enrico Lorenzo Tidona
«Basta con le scorciatoie i soldi si fanno lavorando»

Andrea Volta, presidente di Legacoop, traccia la strada per il difficile rilancio «Stop ai cantieri nei quali si guadagnava solo con le varianti o i contenziosi»

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REGGIO EMILIA. «Noi ci metteremo a nudo, tirando fuori anche i numeri della nostra crisi ma da ora in poi chiederemo il rispetto che la storia della cooperazione merita». Mancano due giorni alla riunione degli stati generali dell’edilizia cooperativa fissati venerdì a Reggio Emilia da Legacoop Emilia-Ovest. Un appuntamento a pochi giorni dalla contestazione in Lega da parte dei lavoratori dell’ex Cormo, che il presidente dell’Emilia-Ovest Andrea Volta ha affrontato così come affronterà a scena aperta la platea davanti alla quale parlerà della crisi epocale delle coop legate all’edilizia, alle quali chiede di non ricorrere più alle scorciatoie per fare soldi.

Vi è servita una certe dose di coraggio per parlare di edilizia e crisi delle coop a scena aperta?

«Non è coraggio. Il convegno segue l’idea nata con l’insediamento un anno fa della nuova dirigenza di Legacoop. Vogliamo guardare ai problemi e imparare dagli errori commessi. Potevamo fare finta di niente, potevamo dire che noi non c’eravamo per questione generazionali. Ma abbiamo deciso di metterci a nudo e capire dove abbiamo sbagliato».

L’indagine che presenterete mette in risalto una maggiore dinamicità delle Spa sulle coop. Qual è la scelta migliore per il rilancio?

«È vero che le coop fanno più fatica di altri ma non accettiamo semplificazioni né attacchi che distorcono la nostra storia, come ne abbiamo visti in questi giorni. Abbiamo fatto anche del bene, creato ricchezza e aiutato il territorio a crescere nei decenni. La ricerca non dice che le Spa sono meglio ma che per stare sul mercato è necessario avere dirigenti preparatissimi. Non basta più essere bravi, bisogna essere i migliori altrimenti poi succede quello che è successo con Crm, Orion, Coopsette e il resto dei casi sulla via Emilia».

Quanto tempi ci vorrà perché vi rialziate?

«Ancora adesso quando penso che è venuta già Coopsette ammetto che mi vengono i brividi sulla schiena. Qualcosa è ripartito con Sicrea, qualcos’altro sta risalendo, come Unieco. Ma come possiamo rilanciare lo strumento cooperativo in questo settore? È questo il tema del convegno. Capire come poter ripartire con la forma che ci è propria ma essendo molto consapevoli che per fare bene questo mestiere servono competenze molto elevate».

Quindi la strada sarà certamente lunga?

«Dobbiamo investire su progetti concreti. L’importante è migliorarsi senza buttare via soldi. Dico basta ai lunghi progetti di fusione ma sì alle aggregazioni per poter sbarcare all’estero».

Da pochi giorni è stata sbloccata un’opera di rilievo come la Cispadana che fa gola a molti. Vi mettete in fila?

«È certamente un’opera di rilievo ma guardiamo a tutto il mercato. Spesso le coop facevano i bilanci con un’immobiliare, fatto diventato con il tempo una colpa. Bisogna partire con il concetto che le marginalità sono molto basse e non saranno mai più come in passato. Dobbiamo cambiare il nostro modo di lavorare. Non si può più immaginare di prendere un lavoro perché tanto dopo c’è la variante o il contenzioso messo in mano agli avvocati per guadagnare soldi. Bisogna riuscire a prendere il lavoro trovando solo nel lavoro la marginalità necessaria. Bisogna che noi impariamo a migliorarci su queste basi. Da qui non si scappa. Ne va del nostro futuro».

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