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In carcere per mafia ma per lo Stato è libero

In carcere per mafia ma per lo Stato è libero

È al «41bis», ma a Diletto la notifica del processo per le minacce a Catia Silva arriva a casa

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REGGIO EMILIA. Per lui la procura antimafia di Bologna ha da poco chiesto una condanna a 20 anni di carcere in abbreviato nel processo Aemilia. Alfonso Diletto, infatti, è considerato uno dei promotori dell’associazione mafiosa che fa capo al clan Grande Aracri, motivo che lo ha portato da circa un anno alla detenzione in regime di carcere duro, il cosiddetto 41bis. Da Brescello - dove Diletto abita - fino a Bologna sembra che tutti sapessero della sua carcerazione tranne l’amministrazione penitenziaria, come è risultato ieri davanti al giudice per l’udienza preliminare che deve decidere sul rinvio a giudizio chiesto dal pm Marco Mescolini nei confronti di Diletto e di altri quattro indagati. La causa è quella intentata dall’esponente della Lega Nord di Brescello, Catia Silva, che ha denunciato Diletto, Salvatore Grande Aracri (figlio di Francesco Grande Aracri), Carmine Rondinelli, Girolamo Rondinelli e Salvatore Frijo per le pesanti minacce rivolte nel 2009 alla consigliere a Brescello. Un’udienza rimandata perché a Diletto non è stata effettuata la notifica. O meglio, ha spiegato il gup, gli è stata notificata ma a casa sua. Secondo il Dap, infatti, il dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, Diletto non era in carcere bensì nella sua abitazione di Brescello. Non si tratta quindi di un errore della cancelleria «ma il suo nome non risultava proprio nell’elenco dei detenuti» racconta Gianluca Vinci, segretario della Lega dell’Emilia-Romagna e avvocato di Catia Silva, andato e subito tornato indietro da Bologna visto il rinvio dell’udienza. «Per qualche motivo la posizione carceraria di Diletto non è stata inserita nel sistema. Ovviamente chi doveva fare le notifiche sapeva che l’indagato non era a casa sua visto il precedente di Aemilia. Un intoppo che allunga, anche se di poco, una vicenda che risale ormai a 6 anni fa. Certo non c'è il rischio della prescrizione essendoci l’aggravante ma abbiamo chiesto di proseguire in tempi stretti». L’udienza è stata fissata quindi per il 27 aprile. Vinci ha anticipato l’intenzione della costituzione di parte civile mentre il tribunale ha disposto l’utilizzo del sistema della videoconferenza per permettere a Diletto di intervenire in udienza direttamente dal carcere. (e.l.t.)

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