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Iren pronta al dialogo «Ma possiamo staccare»

di Ambra Prati
Iren pronta al dialogo «Ma possiamo staccare»

L’amministratore delegato di Iren Mercato, Bufo: «La legge lo consente» Nei sette condomini il debito per l’acqua ammonta ormai a 350 mila euro

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REGGIO EMILIA. Il caso via Turri tiene banco ma non è l’unico: su sette condomini di Reggio Emilia, Iren è già arrivata ai ferri corti, eseguendo in questi giorni una riduzione di portata del servizio idrico per un debito di 170mila Euro sull'acqua fredda. Una sorte che potrebbe toccare anche i condomini di via Turri (i civici 29, 31, 33, 35, 39, 41, 43 e 45, tutti quelli gestiti dall'amministratore condominiale Graziella Castiglioni) verso i quali Iren vanta circa 350mila euro di morosità sempre sull'idrico: In questi giorni è in atto il cassettaggio (cioè l’invio di lettere ai singoli utenti, che possono non sapere), ultimo step della procedura di recupero crediti, con la riduzione di portata dietro l'angolo e lo spauracchio del distacco. Infine per gas e acqua Iren conta crediti di alcuni milioni di euro su decine di condomini di Reggio e provincia, ma la casistica è varia, così come è differente il grado di avanzamento della procedura di riscossione. Gianluca Bufo, amministratore delegato di Iren Mercato, interviene con l'intento di fare chiarezza sul caso dei paventati distacchi dell'acqua fredda in via Turri. Intanto, da quanto afferma l'a.d., è sbagliato accomunare il distacco del riscaldamento, avvenuto un anno fa, con l'attuale caso acqua.

La dottoressa Castiglioni aveva affermato alla Gazzetta che Iren non può, per legge, togliere l'acqua fredda perché si tratta di un servizio essenziale. Bufo smentisce: «Dal punto di vista contrattuale, su gas e acqua abbiamo la piena titolarità per interrompere il servizio in cado di morosità prolungata. La normativa in materia e le disposizioni dell'Authority stabiliscono che noi potremmo interrompere la fornitura tre settimane dopo la prima informativa, quella all'amministratore condominiale, attraverso raccomandata con ricevuta di ritorno; da quel momento la legge ci consente di chiudere. Ma noi non lo facciamo: dopo aver mandato varie diffide agli amministratori, procediamo con ulteriori accortezze nei confronti della clientela, inviando lettere al singolo condomino per avvisarlo che il suo condominio non paga, aspettiamo ancora, proponiamo piani di rientro, lasciamo sempre aperta la porta del tavolo di collaborazione in essere con il Comune. Insomma cerchiamo fino all'ultimo di addivenire a un dialogo costruttivo. Ciò è valido anche per l'acqua, dove tuttavia Iren riduce semplicemente la portata».

Dialogo che, secondo Bufo, con i sette condomini incriminati non c'è proprio stato. «Su quei sette condomini, dove le morosità riguardano tutto l'idrico, un servizio di teleriscaldamento e uno di fornitura gas, l'esposizione è di oltre un anno. Abbiamo già notificato ai singoli amministratori, proposto piani di rientro, ma non siamo pervenuti a nessun piano costruttivo per fermare il debito, che nel frattempo continua a lievitare. Inoltre sul condominio di via Turri 47, dove la situazione si trascina dal 2011, continua a lievitare il debito relativo all'acqua. Poi ognuno può raccontare cose diverse».

In quelle sette palazzine finora Iren sta solo riducendo la portata dell'acqua, per ridurre i consumi: significa semplicemente che volumi e velocità dell'acqua si riducono, per cui, ad esempio, ci si mette più tempo a riempire la pentola. «Il razionamento per fasce orarie, vale a dire erogare l'acqua solo in determinate ore, sarebbe la cosa più semplice da fare dal punto di vista tecnico - sottolinea Bufo - invece abbiamo scelto l'operazione più onerosa e più complessa: anche questa è una ulteriore attenzione al territorio ed alle esigenze degli utenti. Ci andiamo con i piedi di piombo». Ma se, concedendo altro tempo, la controparte continua a fare orecchie da mercante? «Se, dopo aver ridotto la potenza, non accade proprio nulla di concreto, dalla riduzione si potrebbe arrivare alla chiusura. Ma parliamo di mesi o anni».

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