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Stragi nazifasciste, il nuovo libro di Massimo Storchi

di Andrea Mastrangelo
Stragi nazifasciste, il nuovo libro di Massimo Storchi

Reggio Emilia: esce “Anche contro donne e bambini”, spuntano i verbali che precedettero la strage dei fratelli Cervi

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REGGIO EMILIA. Un libro che ha il sapore dell’esperienza definitiva, della ricerca che mette a nudo i fatti per quello che sono, portando in prima linea i gli strumenti fondamentali di lavoro dello storico: i documenti.

E’ questo il senso del nuovo libro di Massimo Storchi, storico e direttore del Polo archivistico di Reggio gestito da Istoreco. Edito da Imprimatur, si intitola “Anche contro donne e bambini”, una frase che dà il senso di quello che accadde dall’armistizio del 1943 fino alla Liberazione e anche dopo, non raccontando ma spiegando le stragi commesse da nazisti e fascisti in provincia di Reggio Emilia.

Fino a pochi anni fa, le stragi fra il 43 e il 45 erano avvolte in una nebulosa ineluttabile, come se niente e nessuno potesse mai diradare la nebbia attorno a nomi e cognomi dei responsabili di violenze che spesso non avevano un perché, soprattutto perché rivolte appunto anche contro donne e bambini che nelle vicende belliche non potevano avere avuto alcun ruolo. Poi, dalla scoperta del cosiddetto “armadio della vegogna” (nel quale per decenni restarono nascoste le pratiche relative alle stragi naziste e fasciste), si è cominciato a respirare un’aria nuova. Solo per restare nel Reggiano, significativo è l’essere arrivati a una sentenza sull’eccidio di Cervarolo.

Storchi non prende in esame solo gli episodi più eclatanti per numero di vittime ma arriva a ricostruire quanto accadde in una miriade di casi in cui a cadere sotto i colpi del nazifascismo furono persone singole o piccoli gruppi di partigiani o addirittura persone estranee ai combattimenti, nomi che spesso sono dimenticati o ricordati da qualche piccolo monumento perso nelle campagne.

Probabilmente primo nel volume per importanza, il caso dei fratelli Cervi e di Quarto Camurri (diventato mito nella storia resistenziale) per il quale Storchi propone, fra l’altro, gli interessantissimi verbali di interrogatorio. «Si è trattato di un percorso – afferma Storchi nella premessa – di un percorso in cui è emerso con chiarezza quanto il modesto lavoro dello storico non sia rivolto unicamente alla definizione di un passato ormai trascorso ma si rifletta purtroppo nella nostra contemporaneità, scenario di quelle guerre “moderne” dove l’uccisione di di civili innocenti è diventato la tragica e quotidiana normalità».

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