Gazzetta di Reggio

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Una banda dietro i furti negli ospedali

di Mauro Pinotti
Una banda dietro i furti negli ospedali

Guastalla: si ipotizza la presenza di “specialisti” che alimentano il mercato nero nei Paesi dell’Est

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GUASTALLA. Che fine fanno gli strumenti diagnostici rubati negli ospedali di mezza Italia, tra i quali quelli trafugati dalla nostra struttura ospedaliera di Guastalla?

È la domanda che si pongono gli inquirenti che stanno indagando sul furto di endoscopi avvenuto nello scorso fine settimana nell’ambulatorio endoscopico dell’ospedale guastallese.

La cosa preoccupante è che è lampante come i ladri compiano questi furti su commissione e scelgano strumenti di specifiche marche che, seppur datati, possano essere “rigenerati” grazie alla possibilità di reperire sul mercato, i necessari “ricambi”.

Altra questione, piuttosto inquietante, è che strumenti come gastroscopi, colonscopi e cistoscopi, possono essere utilizzati solo ed esclusivamente in strutture ospedaliere. Esiste dunque un “mercato” illegale in mano alla criminalità organizzata, che ha fatto di questi furti un vero e proprio business.

Nel 90 per cento dei casi, gli strumenti rubati negli ospedali situati tra il Piemonte e il Friuli Venezia Giulia, finiscono in strutture ospedaliere dei Paesi dell’Est mentre l’altro 10 per cento potrebbe essere venduto al “mercato nero” in Italia. Il furto più ingente di strumenti endoscopici è avvenuto nel corso dell’ultimo fine settimana all’ospedale Borgo Roma di Verona, che ha fruttato ai malviventi un bottino di 500mila euro.

Quelli di Guastalla e Verona, non sono stati l’unico caso. Le cronache riportano che già nel 2011, all’ospedale di Pieve di Coriano, nel mantovano, vennero rubati nove endoscopi e un defibrillatore per un valore di circa 100mila euro. Ma era solo la punta dell’iceberg.

Dopo quel colpo, infatti, se ne sono ripetuti altri in vari ospedali del Nord Italia: a Tradate in provincia di Varese, a Oderzo in provincia di Treviso, poi a Cividale del Friuli e all’ospedale Galliera di Genova. Si ha anche notizia di furti avvenuti nel marzo del 2014 in alcune cliniche private di Bergamo per centinaia di migliaia di euro.

Dopo un apparente periodo di calma nel gennaio del 2015 i ladri di strumenti diagnostici si sono spostati nel centro Italia. A farne le spese, questa volta è stato l’ospedale “Santa Maria Goretti” di Latina: bottino 350mila euro.

Poi di nuovo un colpo nel nord Italia: il 20 luglio 2015 tocca all’ospedale di Pordenone per un bottino di 400mila euro. La scia di furti si sposta a Siena dove, nel giorno della scorsa Epifania, al policlinico “Le Scotte” i ladri asportano strumenti diagnostici per un valore di 25mila euro.

E ancora: il 20 gennaio di quest’anno i ladri fanno razzia di strumenti all’ospedale Sant’Andrea di La Spezia; il colpo frutta almeno 100mila euro.

Le indagini delle forze di polizia delle varie province italiane dove sono avvenuti i furti sono puntate nella direzione di una banda di albanesi trasfertisti, specializzati proprio in questa tipologia, specifica, di furto.

Una banda che, a quanto pare, sa molto bene come muoversi e, è presumibile, sa altrettanto bene dove vendere gli strumenti, senza il rischio di venire scoperti.

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