Nitrati, chiesta una nuova carta sulla vulnerabilità delle aree
REGGIO EMILIA. Lo studio completato un anno fa dall’Ispra ha definitivamente scagionato l’allevamento e accertato la responsabilità nell’inquinamento delle acque sotterranee in carico ad ambiti...
REGGIO EMILIA. Lo studio completato un anno fa dall’Ispra ha definitivamente scagionato l’allevamento e accertato la responsabilità nell’inquinamento delle acque sotterranee in carico ad ambiti diversi. Questi risultati sono stati accolti più che positivamente da Coldiretti dopo le tante battaglie condotte per dimostrare che la zootecnia non è la fonte di inquinamento dei nitrati nelle falde acquifere. Anche gli assessori regionali all’Agricoltura e all’Ambiente, Simona Caselli e Paola Gazzolo, si sono a suo tempo dichiarate favorevoli «ad una maggiore flessibilità nelle pratiche agronomiche, alla deroga ai carichi di azoto organico nelle zone vulnerabili e ai periodi di divieto a fronte di buone prassi e monitoraggi puntuali». Coldiretti attende una revisione del perimetro delle zone vulnerabili per preservare gli allevamenti locali e le produzioni tipiche, primo tra tutte il Parmigiano Reggiano e tutelare l’ambiente razionalizzando l’uso della chimica verso una fertilizzazione organica dei suoli.
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