«Qui si rischia una bomba sociale»
L’odissea del giornalista Primo Bertani raccontata nel docufilm sulle ex Reggiane
REGGIO EMILIA. «Il distacco del riscaldamento in via Turri è stato vissuto con rassegnazione, questo paventato distacco dell'acqua suscita invece esasperazione: io ho partecipato a varie assemblee, è una bomba sociale». A parlare è Primo Bertani, giornalista sportivo, protagonista di una storia destinata a rimanere un unicum nella zona stazione: due anni fa ha comprato all'asta al civico 47 di via Turri - la famigerata "torre" - un superattico del quale si era innamorato decenni prima, trasformandolo in un alloggio di prima accoglienza per immigrati. Una vicenda di solidarietà raccontata anche dal docufilm sulle ex Reggiane “Ogni opera di confessione".
Perché ha acquistato proprio lì e nel periodo peggiore?
«In quell'attico c'ero stato anni prima perché conoscevo il proprietario, Remo Donelli, il titolare della Sadon di Vetto. Me n'ero innamorato: non solo per le dimensioni (270 mq, con un loggiato sui quattro lati) e per l'ottimo stato, ma soprattutto perché è il punto più alto di Reggio. Da lì c'è un panorama mozzafiato. Quando l'ho ritrovato all'asta, visto il prezzo (40 mila euro), ho pensato che ne valesse la pena».
Ma l'ha comprato per sé?
«No, io abito da tutt'altra parte della città. Mentre lo arredavo è venuto da me Marco Aicardi della Dimora di Abramo: aveva urgenza di trovare un alloggio per gli immigrati e non ho esitato a darglielo in affitto. E ci ho preso gusto: con i ragazzi, sono una decina in gran parte africani, ho un ottimo rapporto, li vado a trovare tutti i giorni».
Come ha vissuto le recenti problematiche di via Turri?
«Lunedì scorso ho incontrato il vicesindaco Matteo Sassi per invitarlo a prendersi a cuore questa situazione a rischio, cosa che lui sta facendo e lo ringrazio».
Quali sono i rischi?
«Già prima c'erano situazioni di disagio. Da quando è avvenuto il distacco di riscaldamento i problemi si sono acuiti perché, se il 60% ha montato le caldaie autonome, c'è ancora un 30% di persone che non ce l'hanno; gente che ha comprato l'appartamento, poi ha perso il lavoro. Se dovesse avvenire il distacco dell'acqua andrebbe in tilt l'intera zona stazione».
Lei ha preso anche un’altra iniziativa...
«Sì, ho scritto una lettera alla Manodori affinché ipotizzi una erogazione a queste fasce di popolazione di povertà assoluta. Non dobbiamo dimenticare gli ultimi, perché qui il rischio è l'implosione sociale». (a.p.)
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