Reggio Emilia: meno matrimoni, calano gli annullamenti
I dati del Tribunale Ecclesiastico all’inaugurazione dell’anno giudiziario. A Reggio le nuove cause sono scese dalle 27 del 2014 alle 21 dell’anno scorso
REGGIO EMILIA Calano i numeri dei matrimoni annullati dalle diocesi, ma non per maggior virtù cristiana dei coniugi. Semplicemente ci si sposa sempre meno, anche in Comune, mentre le convivenze e i figli nati prima dell’eventuale “Sì” sono una consuetudine.
È questa la fotografia che esce dalla relazione che ha aperto l’anno giudiziario del Tribunale Ecclesiastico Emiliano, con sede a Modena, che tratta le cause di nullità del matrimonio nel primo grado di giudizio per le diocesi di Modena-Nonantola, Carpi, Reggio Emilia-Guastalla, Parma, Fidenza e Piacenza-Bobbio. L'appello, nei casi in cui risulta necessario, si svolge invece a Bologna, presso il Tribunale Ecclesiastico Regionale Flaminio.
A Reggio, nel 2015 sono state 21 le nuove cause, in calo rispetto alle 27 dell’anno precedente, ma secondo un trend che riguarda tutte le diocesi. Con le sue 21 cause, Reggio è inoltre seconda nel territorio di competenza del tribunale modenese, dietro alla sola Modena, che per il 2015 si è fermata a quota 40 cause rispetto alle 47 del 2014.
Nel territorio di competenza del tribunale modenese, le nuove cause aperte nel 2015 sono passate da111 a 90. Le principale cause di annullamento? Sulle 26 previste dal Codice Canonico, solo quattro sono alla base di 192 sentenze su 198. Ovvero esclusione dell’indissolubilità, della prole, incapacità psichica e mancanza di discrezione nel giudizio. Insomma, impreparazione alle responsabilità del matrimonio.
«Posso prendere a prestito le cifre riferite a tutta Italia così come sono state riportate dall'Osservatore Romano? – ha esordito il presidente del Tribunale Ecclesiastico, don Vittorino Tazzioli - Se lo scorso anno abbiamo trattato 208 procedimenti contro i 248 dell’anno precedente, anche quelle pendenti e non ancora risolte sono quasi la metà: 93 contro 118 dell’anno precedente. Dal 1999, quando le cause trattate arrivarono a toccare per la prima volta i 300 casi all’anno, la progressione è stata netta restando tra tre le 331 e le 365 dal 2000 al 2007 con il picco di 383 nel 2006».
L’anno successivo, con l’esplodere della crisi economica, c’è stato il tracollo senza soste che ha portato alle cifre attuali. Anche il resto d’Italia ha fatto i conti con un’estraneità al matrimonio ormai radicata. Se nel 1973, l’anno successivo all’introduzione del divorzio, i matrimoni celebrati erano 418 mila di cui 386 mila religiosi, nel 2009 si era scesi a 230 mila e nel 2014 si è arrivati a 189 mila. E oggi quelli religiosi sono 108 mila.
«Si fa famiglia senza matrimonio», ha concluso don Vittorino che ha ipotizzato pure un suo ipotetico ritiro: è al lavoro nello stesso ruolo – ininterrottamente – da oltre 47 anni . «Siamo grati a Papa Francesco per il suo intervento - ha ricordato nella sua prolusione don Stefano Ottani, Vicario giudiziale del Tribunale Ecclesiastico di Bologna con competenza su capoluogo e tutta la Romagna - La sua riforma interviene su elementi che affaticavano l’attività giudiziale e allontavano i fedeli. La relazione finale del Sinodo del 2015 offre 94 proposizioni affinchè possano diventare con il Santo Padre un’esortazione. Qui si vede chiaramente come l'identità del matrimonio cristiano resta inalterata nella sua funzione di sacramento. Non c'è però una contrapposizione con il resto del mondo. Esistono altre forme matrimoniali, da quello civile alla convivenza, che possono avere elementi di verità e amore. Sta a noi indicare un itinerario per arrivare alla pienezza del matrimonio cristiano». (s.c.)
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