Gazzetta di Reggio

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«Volevano cancellare vita e cultura di un popolo»

di Adriano Arati
«Volevano cancellare vita e cultura di un popolo»

I luoghi della Shoah, gli studenti reggiani in visita ai quartieri ebraici di Praga I giovani del Tricolore: «Tredici ore di pullman per arrivare qui, ne valeva la pena»

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PRAGA. Un mondo lontano dal nostro, pieno di “magie” ma anche cupo scenario dell'Olocausto. Continua l'esperienza a Praga dei ragazzi del Viaggio della Memoria 2016 di Istoreco, oltre mille persone in visita alla capitale della Repubblica Ceca, al campo di Terezin e al villaggio annientato di Lidice. Praga è una delle città più belle al mondo, e non si tratta solo di uno stereotipo, gli studenti delle superiori reggiane non la stanno visitando solo come turisti. Sanno che rappresenta anche lo sfondo di pagine dolorosissime dell'Olocausto, come hanno toccato con mano visitando Josefov, il quartiere ebraico praghese, con i segni dello sterminio mischiati a quelli di una storia quasi millenaria.

«In quello che abbiamo visto il ricordo è vivo in città, al di là di quello che ci racconta la guida», spiegano Andrea Mantovani e Cesare Augusto Cocconcelli della quinta G dell'istituto Tricolore. Ed è un bene «che sia così, in altre città non è così importante ricordare, le persone non si impegnano a ricordare cosa è sucesso, qui sono morte oltre 70 mila persone deportate nei campi. E’ giusto che le cicatrici ci siano».

I ragazzi devono ancora conoscere il campo di Terezin e il villaggio di Lidice, i luoghi diretti dello sterminio. Già Praga però aiuta, a pensare e a crescere: «E’ strano, credi di avere delle certezze e poi scopri che gran parte di quello che pensavi non è completo, non è come ti aspettavi. Beh, quando succede, in qualsiasi ambito, c'è un impatto forte. Ancora di più in questo caso». L'obiettivo è conoscere la Shoah, «però ci sono tanti aspetti interessanti. Intanto è la prima gita insieme fuori dall'Italia, è bello svegliarsi, fare colazione, pensare cosa fare nel tempo libero. È un qualcosa che ti fa crescere: quando sei a casa hai delle regole da rispettare, persone con cui convivere, orari – riflettono Andrea e Cesare –. Qui è diverso e c'è un aspetto collettivo molto utile anche a livello di persona: ci sono amici di altre scuole, siamo qui con un obiettivo ma si può anche fare altro e rimanere insieme, dopo. Dopo aver fatto il nostro dovere, che poi è anche un “volere”».

E in questo quadro, anche gli sforzi insieme si sopportano meglio: «Credo che mi ricorderò di tutto il viaggio, anche del viaggio in pullman, delle tredici ore. Anche questo è un modo per stare insieme, per fare esperienza collettiva. Non avevo mai fatto un giro così lungo in pullman, quando siamo arrivati abbiamo iniziato subito a girare, credevo di essere distrutto e invece ero carico, avevo voglia di muovermi. Già martedì, ero contento di aver fatto il viaggio», aggiunge Andrea.

Il viaggio, comunque, offrirà molto altro: «La visita alla sinagoga e al quartiere ebraico è molto interessante, mi genera dei pensieri cupi però. Vedo questo persone e sento un “contrasto” con quello che hanno fatto i nazisti. Gli ebrei avevano una loro cultura e gli è stata tolta. Gli è stata tolta perché erano ebrei e non cristiani, non capiamo», aggiungono i ragazzi del Tricolore. E «più ci avviciniamo alla visita, più il contatto è vivo, emozioni. Tocchiamo direttamente quello che è accaduto, ed è uno strano insieme di emozioni. L'unico ostacolo, se vogliamo, è l'immaginario sull'Olocausto. Abbiamo delle idee che poi qui cambiano radicalmente».

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