Gazzetta di Reggio

Reggio

Contro la 'ndrangheta una blacklist dei Comuni

Andrea Costa *
Contro la 'ndrangheta una blacklist dei Comuni

"Capiamo insieme dove si sarebbe potuto vedere e non si è visto non per fare processi sommari ma per costruire meccanismi di difesa più efficaci"

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REGGIO EMILIA. Per combattere la mafia a Reggio Emilia servono lucidità, concretezza, modestia. E’ necessario aprire una guerra millimetrica, paziente, precisa e totale, che certo non si risolverà in qualche settimana né tantomeno terminerà con le condanne del processo Aemilia. Il PD in questa battaglia c’è, con idee precise. Forse nuove.

Uno: creare una blacklist di tutti i nomi propri e le aziende coinvolte nel procedimento Aemilia. Un archivio che deve essere creato da mani competenti, che lo tengono aggiornato con le evoluzioni processuali e che serva da ‘bussola’ per orientare il lavoro delle amministrazioni, perché possano promuovere gli opportuni atti ispettivi al loro interno e scoprire nuove falle eventualmente sfuggite fino ad oggi.

Un archivio che aiuti un lavoro di controllo amministrativo - di natura tecnica, oggettivo, perché la cosa peggiore è portare i controlli sul piano della politica - finalizzato a creare fascicoli da sottoporre all’attenzione degli investigatori e della magistratura affinché valutino se ci sono elementi di interesse oppure no.

Due: mettere a disposizione dei cittadini gli stessi strumenti che già le amministrazioni reggiane utilizzano per fare lavori o 'comperare' servizi quali sono gli elenchi fornitori e le white list. Va favorito un 'consumo responsabile': i reggiani devono sentirsi sicuri quando chiamano un artigiano a casa propria, devono avere qualcuno che certifichi che quella è una impresa sana.

Vanno insomma costruite delle 'pagine gialle della legalità'. Per questo si deve creare un marchio ‘mafiafree’, in accordo con le imprese e le loro associazioni, che caratterizzi tutti coloro che scelgano volontariamente di sottoporsi a controlli e di pubblicizzarne i risultati. Mica ci si può basare su cognomi e provenienze: non solo sarebbe da razzisti, ma è completamente inefficace, come l’inchiesta stessa ha dimostrato. Le associazioni economiche sono fondamentali anche per la proposta tre.

Ossia la creazione di un OPL, osservatorio prezzi e legalità, che collabori nella costruzione di modelli di prezzi sotto cui non scendere anche per la fornitura di servizi complessi della pubblica amministrazione. I ‘prezziari’ oggi in vigore non bastano. 

Quarto: formazione per i funzionari ed i tecnici della pubblica amministrazione sul tema dell’infiltrazione mafiosa. Non convegni ma allenamento pratico, approfondimento normativo, incontri operativi con magistrati ed esperti del settore. Come sindaci reggiani chiederemo all'Anci di promuovere momenti di formazione 'ad hoc'. Queste sono cose concrete, faticose, dure e grandi da compiere. Si aggiungono a quello che abbiamo già fatto, come i due protocolli - uno sui lavori pubblici, l'altro su quelli edili commissionati dai privati - costruiti con la Prefettura che
rappresentano casi unici in Italia.

Le mettiamo in atto oggi, in cui siamo in grado di vedere ciò che è successo: forse è vero, non avevamo gli anticorpi. Ma i vaccini servono proprio a svilupparli e credo che Aemilia sia servita anche a questo. Chi vuole combattere la mafia non cerca un capro espiatorio che paghi per tutti, propone a tutte le componenti della società la stessa analisi che il Pd fa nelle proprie amministrazioni: al mondo economico e bancario, al sistema delle imprese e di rappresentanza, alla platea dei professionisti.

Capiamo insieme dove si sarebbe potuto vedere e non si è visto non per fare processi sommari ma per costruire meccanismi di difesa più efficaci. E rassicuro i reggiani: quello che siamo, la nostra storia di terra che ha saputo costruire i servizi, che ha garantito benessere diffuso, in cui le conquiste valevano dal Crinale alla Bassa, non permetteremo a nessuno di cancellarla. La difenderemo per rispetto di tutti i reggiani - cittadini e amministratori, imprenditori e lavoratori - che l'hanno costruita. La stiamo già difendendo quando con pragmatismo inventiamo e mettiamo in campo strumenti di contrasto alla criminalità che altrove neanche si immaginano.

Il Pd non dà lezioni a nessuno su questi temi, non fa speculazione, ma nemmeno le vuole subire: se si trasforma la guerra alla criminalità in una battaglia tra partiti si fa un favore alla  criminalità stessa, si getta discredito sulle Istituzioni e si rende meno efficace la risposta che invece deve arrivare con forza. O tutti gli onesti si mettono dalla stessa parte del campo senza pensare a quello che può dividerli per sensibilità e appartenenza, oppure questa guerra semplicemente non la si vince.

* segretario provinciale di Partito Democratico

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