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I migranti reggiani del suicidio assistito

di Roberto Fontanili
I migranti reggiani del suicidio assistito

Emilio Coveri, fondatore dell'associazione Exit Italia: "Riceviamo 80 telefonate ogni settimana"

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REGGIO EMILIA. Solo negli ultimi tempi una decina di reggiani ha deciso di dire basta, fare l’ultimo viaggio in Canton Ticino e scegliere la dolce morte ricorrendo al suicidio assistito.

In Italia sono 3.500 gli iscritti a Exit e l’Emilia-Romagna, che è una delle regioni più laiche, è al terzo posto per adesioni, con Bologna a far la parte del leone seguita dalle province di Modena, Parma e Reggio.

Dove negli ultimi tempi «è aumentata tantissimo la richiesta, soprattutto dal punto di vista della definizione della pratica da parte di persone gravemente ammalate».


I dati sono forniti da Emilio Coveri, presidente e fondatore di Exit Italia, associazione per il diritto a una morte dignitosa.

Nata diciannove anni fa, è l’unica realtà italiana che si preoccupa di informare chi vuole andare in Svizzera per trovare la “dolce morte” ed è in grado di pagare 10 mila euro. Sì, perchè a tanto ammonta il costo dell’intera procedura, che comprende anche la cremazione.

«Riceviamo ottanta telefonate alla settimana - aggiunge Coveri, che domani parteciperà all’incontro organizzato da Iniziativa Laica ai Chiostri della Ghiara - di persone disperate che ci chiedono di poter morire con dignità. Perché la loro non è più vita. Persone che fanno il testamento biologico, si iscrivono alla nostra associazione e chiedono il suicidio assistito».

Per il presidente di Exit Italia questi dati danno la misura di come gli italiani cerchino da soli quelle risposte che la legge per ora non consente. Una proposta di legge in materia di suicidio assistito, eutanasia e testamento biologico sostenuta da 67 mila firme (raccolte da Exit Italia e dall’Associazione Luca Coscioni) arriverà per la prima volta in Parlamento a marzo.

Ma non è che Emilio Coveri nutra troppe speranze. «Non ci facciamo illusioni, questa politica non la capisco più», dice, ma nel frattempo con la sua associazione, che ha anche due referenti a Reggio, continua a informare e cercare di aiutare chi ha deciso di ricorrere al suicidio assistito. L’ultima meta per i tanti italiani che liberamente decidono di dire basta a sofferenze e a pietose speranze di guarigione da malattie che non lasciano scampo è Lugano .

«Lo scorso anno - spiega Coveri - abbiamo attivato la nostra succursale nel Canton Ticino, dove non servono nemmeno le cartelle cliniche in tedesco. La nostra associazione in questi anni ha cercato di alimentare il dibattito sulla libera scelta delle persone e l’autodeterminazione, il disagio di vivere. Noi rispettiamo la legge italiana e siamo orgogliosi di aiutare per quanto ci è possibile gli ammalati”».

Per Emilio Coveri andare a Lugano non è un viaggio della disperazione ma della consapevolezza, anche perché ci sono regole e condizioni da rispettare.

«Per avviare la procedura - spiega - bisogna essere in grado di intendere e di volere e soffrire di una patologia grave irreversibile clinicamente accertata da cartelle cliniche e dichiarazioni mediche e senza più possibilità di guarigione. Se non sussistono tutte queste condizioni, non si è accettati in Svizzera dove oltre ad avere regole e leggi precise, le seguono anche. Il medico svizzero per legge è anche tenuto a far desistere il paziente dall’atto finale e le statistiche dicono che oltre il 30% delle persone che vanno in Svizzera tornano a casa. Ma di italiani, fino ad oggi, non è mai tornato nessuno».

Per poi concludere: «Negli ultimi tempi abbiamo un numero di richieste pazzesco perché l’Italia non sta andando in nessun modo incontro a questi ammalati. Non fa niente per aiutarli... Il nostro compito termina nel momento in cui diamo l’indirizzo delle nostre associazioni svizzere. Il nostro ruolo è solamente informativo perché non vogliamo naturalmente andare contro la legge italiana. Chi vuole può visitare i siti www.exit-italia.it, oppure exit-svizzeraitaliana.org. Per il resto ci affidiamo al Parlamento perché faccia una legge che regoli finalmente l’eutanasia e il suicidio assistito».

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