Lucia: «Dire no ogni volta che è necessario»
PRAGA. Resistere, quasi 75 anni dopo i partigiani cecoslovacchi, è ancora importante. Perchè cambiano i nomi, ma rimangono le paure e le ingiustizie. «Pochi giorni fa ho visto una foto in bianco e...
PRAGA. Resistere, quasi 75 anni dopo i partigiani cecoslovacchi, è ancora importante. Perchè cambiano i nomi, ma rimangono le paure e le ingiustizie. «Pochi giorni fa ho visto una foto in bianco e nero, che credevo raffigurasse degli internati in un campo di concentramento, invece l'inquadratura era di migranti alle frontiere ora, nel 2016, di filo spinato» dice Lucia Cucchi del Moro. Questo è quello che intende quando afferma che «dovremmo resistere alla paura del diverso: scegliere di non credere alla paura del diverso solo perché è diverso, perché siamo convinti che non ci farà trovare lavoro o che compierà attentati, ma essere la forza centrifuga che riesce, pulsante di luce, a trovare e portare avanti un principio giusto e metterlo in pratica».
La responsabilità è di tutti, e va ricordato: «Di noi giovani dicono che non decidiamo, che non ce ne occupiamo, che non ci interessa: possiamo iniziare a ribaltare la situazione? Possiamo iniziare ad essere protagonisti veri di quello che ci succede intorno e dire un No! fermo a quello che non ci va, che ci fa schifo?» prosegue Lucia. Decidere, continua, «non è un voto su una scheda, è decidere tutti i giorni, è andare controcorrente, è dire quel “No!” tutte le volte che serve, proprio come dice il termine resistenza! Perché anche decidere di non decidere è una scelta.
Resistere, oggi, vuol dire «smettere di dichiararci non razzisti, non xenofobi, non omofobi, e iniziare ad essere antirazzisti, antixenofobi e antiomofobi, significa dire No! se qualcuno insulta un altro uomo per il colore della sua pelle, la sua religione, il suo paese di origine, il suo orientamento sessuale. E non credo - conclude con saggezza la studentessa - sia sufficiente farlo un solo giorno, e non credo che possiamo riuscire a costruire tutto questo in un giorno né da soli, ma un mattone per volta posato da ciascuno di noi, con una nuova voglia di stare al mondo si potrebbe davvero costruire qualcosa di inaspettato e forte». (adr.ar.)
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