«Iren, contano solo Torino e la finanza»
Ieri il primo sciopero nazionale dei lavoratori della multiutility che si appellano ai sindaci: «Si schierino con noi»
REGGIO EMILIA. C'è voluto tempo, ma alla fine ci si è arrivati. Ieri per la prima volta i lavoratori di Iren di Emilia, Piemonte e Liguria hanno scioperato per otto ore contro l'azienda. Con una partecipazione che, pur garantendo tutti i servizi essenziali secondo le stime sindacali è stata comunque superiore al 50%. Si è trattato del primo sciopero aziendale della storia di Iren, un fatto nuovo che certifica lo stato di tensione e la rottura delle relazioni sindacali.
«Da due mesi Iren ha interrotto ogni comunicazione con le organizzazioni dei lavoratori», è la denuncia dei sindacati. Un giudizio ribadito nel corso del sit-in di protesta che si è svolto ieri mattina davanti al Municipio e si è concluso con un incontro con il vice sindaco Matteo Sassi a cui Cgil, Cisl e Uil hanno posto sostanzialmente due temi. In primis la necessità di un maggior controllo da parte del socio pubblico nella gestione di Iren, che per i sindacati «assomiglia a un serpente con la testa a Torino e la coda a Reggio. E soprattutto è una gestione sempre più spostata sulla finanza e sempre meno sui servizi che offre agli utenti». Il secondo nodo più contrattuale: «Le norme introdotte dal Decreto Madia - hanno spiegato i sindacati, molto preoccupati - prevedono il licenziamento dei lavoratori e la riassunzione attraverso il Job Act». Un destino che attende i lavoratori che finiranno nella società pubblico-privata che a Reggio si occuperà del ciclo idrico integrato. Su questo tema i sindacati hanno chiesto che il Comune ponga tra i requisiti per partecipare al bando di gara l'impegno a garantire il passaggio diretto - cioè senza perdita di diritti - dei lavoratori da una società all'altra. I sindacati hanno anche chiesto di poter riferire in Consiglio Comunale della vertenza in atto con l'azienda. Dovranno accontentarsi di incontrare i capigruppo, perché il regolamento comunale non prevede audizioni in Consiglio. Tra i problemi sollevati anche la perdita dell'identità territoriale di Iren e l'occupazione, mentre resta sullo sfondo il malcontento per la decisione di Iren di uniformare servizi e strutture nelle tre regioni. «Con il rischio - dicono i sindacati - di un arretramento della qualità del servizio nella nostra provincia, dove la situazione era migliore».
All’incontro con il vice sindaco i sindacati hanno denunciato la chiusura dei centri di zona di Bibbiano e Fellegara, a cui si aggiungono i problemi che emergono nei cantieri. «Tra l'appalto di Iren e l'azienda che interviene ci sono almeno cinque sub appalti, con il risultato che i prezzi sono ridotti all'osso e i tempi di pagamento arrivano a 12 mesi. Una situazione che si registra anche nel rapporto con i fornitori che prima di consegnare la merce pretendono i pagamenti arretrati - hanno spiegato Claudia Davoli della Cgil e Giacomo Caiti della Cisl». Sul versante occupazionale è poi stato denunciato come «a fronte del prepensionamento di circa 500 unità e dell'impegno di Iren a nuove assunzioni di 300 unità, a Reggio rispetto ai 31 prepensionamenti sono stati assunti solo cinque lavoratori». Temi complessi che hanno reso incontro con il vice sindaco Sassi come unico interlocutore. Una cosa che i sindacati che avevano invitato tutti i sindaci reggiani, non hanno mancato di sottolineare polemicamente: «i sindaci quando parlano di Iren hanno due cappelli in mano: garantire il servizio ai cittadini e dall'altro sono i soci a cui Iren garantosce un dividendo. Dobbiamo essere noi lavoratori e i cittadini a costringerli a prendere posizione».
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