«Non posso fare altro che rapinare»
Il reggiano Marco Sassi della “banda dei nonni” ha 69 anni e fa dentro e fuori di galera da quando era giovane
REGGIO EMILIA. Senza familiari, se non un'anziana madre novantenne, e senza alcuna realistica prospettiva di inserimento lavorativo. A 69 anni Marco Sassi, uno dei quattro componenti della “banda dei nonni”, accusata di nove colpi in città, è intrappolato nel suo passato, fatto di una lunga sequela di reati e condanne che lo hanno portato a entrare e uscire di continuo dalle prigioni italiane.
Ieri mattina il reggiano è stato interrogato nel carcere di Ferrara, dove sta scontando un residuo di pena per il quale dovrà stare dentro alcuni anni ancora. Assistito dal suo avvocato, Claudia Pezzoni del foro di Parma, Sassi ha ammesso le accuse che gli sono state mosse e del resto già dopo essere stato catturato un anno fa dopo la rapina alla farmacia di via Pansa era stato collaborativo. Il 69enne ha ammesso di aver partecipato a tre delle quattro nuove rapine che gli vengono contestate, mentre per la quarta dice di non poterlo escludere ma di non ricordarsi. L’avvocato ha fatto presente che ha problemi di salute, certificati, che portano a problemi di memoria.
Sassi ha passato la vita facendo dentro e fuori dal carcere. Le prime denunce a suo carico risalgono al 1976 e con il tempo ha collezionato pagine e pagine di precedenti, soprattutto per rapina e talvolta per droga e prostituzione. Non ha mai imparato un lavoro ed ogni volta che si è trovato lontano dal carcere ha dovuto fare i conti con la sua impossibilità a reinserirsi. Quando venne arrestato dalla polizia dopo il colpo alla farmacia di via Pansa, il 10 febbraio 2015, era in libertà da un paio di anni. «Ho provato a tenermi lontano dai guai - ha detto al suo avvocato - ma alla fine non sapevo cosa fare, devo mangiare anche io».
Dietro le sbarre programmi di reinserimento per detenuti anziani non ce ne sono. Le poche risorse a disposizione vengono utilizzate per chi ha un futuro di fronte. Nessuno investe su Marco Sassi, anche se occuparsi di lui, tra prigione e costi della giustizia, non è certo economico. «Si farebbe prima a dargli una pensione», ha scherzato qualcuno quando nei giorni scorsi è stata data la notizia dell’ordinanza di custodia cautelare con la quale gli sono state contestate le nuove rapine. Una battuta che ha un fondo di verità innegabile.
L'avvocato difensore che segue Sassi da anni ha provato a trovare una soluzione in prima persona, informandosi presso qualche ristoratore sull'eventuale bisogno di un lavapiatti. Ma quando i datori di lavoro sentono che si tratta di un detenuto ogni porta si chiude.
Oltre a Sassi tra sabato e ieri sono stati interrogati in carcere anche gli altri tre complici accusati di associazione a delinquere, il 76enne Angelo Moratti (difeso dall'avvocato Marco Fornaciari), il più anziano della banda, con seri problemi di salute, il 57enne Paride Astorre (difeso da Elisabetta Strumia) e il 48enne Daniele Zangirolami (difeso da Matteo Marchesini). Questi hanno preferito avvalersi della facoltà di non rispondere. Nessun legale ha chiesto la scarcerazione per i propri assistiti, dato che sono tutti dentro per altre cause.
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