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Sei mesi per gli insulti su Facebook, «Condannato solo per aver difeso i gay»

di Serena Arbizzi
Sei mesi per gli insulti su Facebook, «Condannato solo per aver difeso i gay»

Castelnovo Monti, Mattia Rontevroli aveva tacciato di omofobia sul web l’ex sindaco di Sulmona. Il 37enne: «Questa è un’aberrazione»

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CASTELNOVO MONTI. «Mi sembra paradossale che io che ho difeso i diritti di una categoria sia stato condannato a sei mesi di reclusione e al risarcimento danni per migliaia di euro: ribadisco la mia posizione e ricorreremo in Appello contro la sentenza che è stata emessa». Non cambia idea il 37enne Mattia Rontevroli, originario di Carpineti e titolare, con la compagna, del pub “La busa” a Felina, condannato a sei mesi per diffamazione, a 4mila euro di risarcimento danni morali e 2mila per spese legali, dopo avere commentato in modo “colorito” un video in cui l'ex sindaco di Sulmona (L’Aquila), Fabio Federico, medico di base e direttore sanitario del carcere di Sulmona.

I fatti risalgono al 2011 quando su Youtube viene pubblicato un video che riprendeva dichiarazioni di qualche anno prima, quando Federico, consigliere comunale, partecipa alla trasmissione di una tv locale in cui, parlando dell’omosessualità, la definisce “aberrazione genetica” e di “scelta contraria a quella che la natura gli ha indicato”.

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La parte offesa dirà poi che il video è stato “manipolato”. E il mondo del web nel frattempo si scatena: piovono numerosi commenti sotto il video, tra i quali quello di Rontevroli che lo definisce “omofobo di m...” e “pirla”. Federico fa partire 32 denunce per diffamazione. E la settimana scorsa arriva la sentenza di primo grado emessa dal giudice Cristina Beretti.

«Una sentenza che proprio non mi va giù – prosegue Rontevroli, assistito dall’avvocato Wainer Burani, e all’epoca dei fatti presidente dell’Anpi a Felina – Io da sempre milito nell’Anpi. Nel 2011 il tema dei Pacs era molto attuale e ricordo che anche nelle scuole abbiamo svolto attività con gli studenti contro l’omofobia. Pur non essendo omosessuale, sono sensibile a questi temi e mi sento vicino a quei ragazzi gay che si sentono emarginati per i loro gusti. Non rinnego la mia posizione, perciò. Dopo la sentenza ho ricevuto tante testimonianze di solidarietà, la gente che incontro mi dice che non è giusto che io rischi la galera quando chi commette reati ben peggiori spesso viene rilasciato subito: il laboratorio Aq16 ha garantito che farà un presidio davanti al Tribunale quando ricorreremo in Appello. Intanto, a mia nonna abbiamo dovuto nascondere i giornali perché rischia un bello spavento se vede che potrei andare in galera...».

L’avvocato Wainer Burani intanto aspetta di «vedere la sentenza emessa il 23 febbraio scorso, che arriverà entro 60 giorni – commenta il legale – quello che sottolineo è che le affermazioni di Federico sono fortemente stridenti con i saperi scientifici. Ritengono poco fondato che dica che l’omosessualità vada curata: si tratta di uno strafalcione e di una posizione superata anche dalla scienza. Inoltre, ci sono magistrati che hanno assolto altri imputati». Burani si riferisce al pm di Busto Arsizio che ha chiesto l’archiviazione per quel giovane che ha dato della “testa di c.” a Federico, sempre a causa del video. Richiesta accolta dal gip Patrizia Nobile perché si tratta di «affermazioni gravemente discriminatorie che esorbitano da qualsiasi tutelabile manifestazione del diritto di opinione o di critica».

Burani fa intervenire anche il medico Jan Jensen il quale sostiene che le affermazioni di Federico siano «volutamente discriminatorie e sia profondamente umiliante riferire di anomalie genetiche».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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