Gazzetta di Reggio

Reggio

Gli stessi orologiai di San Marco a Venezia

La famiglia reggiana dei Raineri realizzò l’orologio di Montecchio e quello di piazza del Monte a Reggio

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MONTECCHIO. Le ricerche sull’orologio della Torre di Montecchio dello storico locale, Franco Boni, per conto de “La Vecchia Montecchio”, hanno portato alla luce alcune curiosità interessanti. Portano infatti la prestigiosa firma di una famiglia di orologiai reggiani sia la “macchina del tempo” sulla torre di Palazzo Del Monte a Reggio che quello sulla Torre di San Marco a Venezia.

Una scoperta che riporta così alla ribalta la grande maestria dei reggiani che, sin dal XV secolo, erano noti in tutto il Mondo per la loro tecnica e precisione. A realizzare queste opere fu la Famiglia Raineri (che in realtà ha origini parmensi ma che si stabilì a Reggio sin dal 1441) quando a Giovanni Paolo, figlio di Bartolomeo, viene commissionata nel 1481 la realizzazione dell’opera che ancora oggi campeggia sulle teste dei reggiani e che, in origine, doveva abbellire la costruenda Torre del Comune.

Tale strumento, doveva segnare non solo le ore, bensì i segni zodiacali, l’orbita e le posizioni dei pianeti (quelli sino ad allora conosciuti) e, soprattutto, essere dotato di un meccanismo atto a far girare le statue dei Re Magi e dell’angelo intorno alla Madonna, inchinandosi ad essa al suono della campana ad ogni ora. Il risultato fu di un’opera meravigliosa la cui fama uscì ben presto da Reggio per diffondersi in tutta Italia.

In questo modo, la Repubblica di Venezia scoprì il talento della Famiglia Raineri commissionando a sua volta un orologio simile a quello di Reggio per la Torre dell’Orologio della Serenissima in Piazza San Marco.

Si legge in una delibera del 1493 che il Senato veneziano incarica “Zuan Paolo Raineri da Reggio in Emilia di costruire una nuova macchina per l'orologio pubblico”. Servirono due anni – anche se l’inaugurazione ufficiale è datata 1 febbraio 1499 – per realizzare un'opera che ancora il Mondo ci invidia che però, altri non era che la seconda versione di quello di Reggio: un capolavoro di tecnica ed ingegneria. Quell’orologio ha infatti la caratteristica di avere un quadrante rotante polifunzionale che oltre alle ore, riporta le fasi lunari, le fasi zodiacali e il posizionamento costante rispetto al sole, dei pianeti fino ad allora conosciuti unite ad altre indicazioni astronomiche basate sul sistema Tolemaico. Inoltre, allo scoccare di ogni ora oltre al suono delle campane, si potevano ammirare l'uscita di cinque automi lignei alti un’ottantina di centimetri, rappresentanti l’Annunciazione ed i Re Magi che passavano davanti alla Madonna inchinandosi prima di rientrare dietro il quadrante. Ancora oggi quell’orologio - che nella metà del 1500 subì delle modifiche tra le quali l’aggiunta dei famosi Mori - è unanimemente riconosciuto come il più complesso mai costruito dall'uomo. Non a caso, gli orologiai reggiani, vennero esentati dalle gabelle reggiane per i meriti derivanti dalle loro attività. (a.z.)

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