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«Non condiviso il nome di Manari»

«Non condiviso il nome di Manari»

Pedrini sulla candidatura del medico a sindaco di Ventasso. Polemica nel Pd

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BUSANA. «Il nome di Manari non è stato condiviso con tutto il Pd del territorio del Ventasso».

Soffiano già venti tesi nel centro-sinistra del Crinale in vista delle prime elezioni del Comune di Ventasso, in programma fra pochi mesi per decidere la prima amministrazione del nuovo ente nato dalla fusione fra Busana, Collagna, Ligonchio e Ramiseto.

Uno dei nomi forti proposti come candidato è il cardiologo Antonio Manari, stimatissimo medico reggiano originario di Busana. È una figura che viene dalla società civile, con un notevole percorso professionale alle spalle, oggi direttore di reparto all’ospedale cittadino. La scelta però non va giù nel resto del territorio, quantomeno come modalità: «Il nome di Manari non è stato assolutamente condiviso con i tesserati del Pd», puntualizza Emiliano Pedrini, esponente ramisetano del Pd, sette anni fa candidato sindaco a Ramiseto con una lista civica.

«In molti siamo stati informati solo all’ultimo secondo della proposta di Manari, altri lo hanno letto sul giornale, non siamo stati minimamente coinvolti nel percorso che ha portato alla sua individuazione. E non parlo solo di Ramiseto, ma anche di altri territorio», sostiene Pedrini. E questo comporta dei rischi, a suo dire: «adesso sembra che ci saranno le primarie e allora si proverà a valutare in quella sede chi scegliere, certo che i tempi sono davvero strettissimi, sia per raccogliere le firme e poi per organizzare il tutto. Si finirà a ridosso delle elezioni come se qualcuno avesse voluto forzare la mano» – afferma.

Con possibili frammentazioni: «Quello che temo è che ci sia stata condivisione e questa possa portare alla nascita di altre formazioni di centro-sinistra. Ora vedremo cosa succederà con queste primarie, e chi saranno i candidati e poi cosa succederà dopo, già ci sono pochi tesserati dei partiti e credo andrebbero coinvolti maggiormente. Non ci vorrebbero scelte dall’alto, come accaduto ad esempio per individuare i candidati al consiglio regionale nel 2014, quando il parere dei circoli non è stato ascoltato», conclude Pedrini. (adr.ar.)

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