«Anche a Reggio Emilia i finanziatori della Jihad»
L'altra parte della relazione annuale della Direzione nazionale antimafia riguarda l'allarme terrorismo. E anche da questo punto di vista, la nostra città non è immune da pericoli: «Si reclutano sempre nuovi adepti»
BOLOGNA. Dalle indagini di terrorismo nell’area di competenza del distretto della Corte di appello di Bologna, cioè l’intera Emilia-Romagna, emerge un territorio che sembra «privilegiato per lo svolgimento da parte di esponenti di gruppi terroristici internazionali soprattutto di matrice jihadista, di attività o di proselitismo di adepti da inviare in zone di guerra».
Oppure, «di raccolta di fondi da reimpiegare all'estero, o per la cura di militanti rimasti feriti; o per la ricerca di armi». È la situazione tratteggiata dalla relazione annuale della direzione nazionale antimafia e antiterrorismo, secondo la quale presso la Procura distrettuale «sono in corso di svolgimento attività di indagine in numerosi procedimenti riguardanti il terrorismo jihadista».
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Dopo la strage di Parigi, nel gennaio 2015, avevamo scritto che almeno una decina di individui considerati a rischio erano “monitorati” dagli investigatori in queste ore febbrili.
Si tratta di stranieri finiti o lambiti da inchieste che dal dopo 11 settembre 2011 hanno fatto emergere una realtà inquietante anche a Reggio: il marocchino Mohamed Daki che – come ha sancito la Cassazione con sentenza definitiva– stava preparando da tre mesi nella nostra città attentati nel segno di Al Qaeda.
E poi il credo di Osama Bin Laden ramificatosi a tal punto da creare in ambito tunisino una cellula terroristica a Reggio. Infine, il “muoversi” per tre mesi fra Reggio e Parma di due mujaeddin algerini (con scopi mai chiariti...) che erano stati poi bloccati perché trovati in possesso di documenti.
Insomma, sul terrorismo islamico è stato fatto per diversi anni un lavoro in profondità (da Digos e carabinieri) sul nostro territorio, con accertamenti su tanti individui che, in parte, non hanno mai lasciato il Reggiano.
Da qui la massima attenzione – dopo quanto accaduto nella redazione della rivista francese Charlie Hebdo – su questi contesti che potrebbero essere ancora in odore di jihad (anche se va aggiunto che la comunità islamica reggiana ormai si è integrata con il tessuto connettivo della società ed ha dato più volte prova di essere collaborativa con gli inquirenti).
Proprio l’attacco sanguinario al settimanale parigino ha fatto rientrare, anche a Reggio, fra gli obiettivi sensibili le redazioni dei quotidiani, delle televisioni e dei siti internet.
Del resto il livello d’allerta è altissimo in tutto il mondo contro i jihadisti e in Italia il ministro dell’Interno Angelino Alfano si è mosso su diverse direzioni, a cominciare dalla convocazione del comitato di analisi strategica antiterrorismo al dipartimento di Pubblica sicurezza.
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