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Reggio Emilia, al mercato solo merce usata a prezzi stracciati

di Roberto Fontanili
Reggio Emilia, al mercato solo merce usata a prezzi stracciati

Gli ambulanti: «Gli stranieri non pagano tasse, affittano i banchi e dopo tre anni chiudono e ripartono altrove»
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REGGIO EMILIA. I reggiani ormai sono merce rara. Dietro e davanti ai banchi. I due mercati storici del martedì e del venerdì che si tengono in città in questi anni sono profondamente cambiati. "In peggio", dicono in coro gli ultimi ambulanti locali. Quelli che hanno resistito all'invasione dei cinesi prima e dei pakistani poi. Ma che li stanno pian piano soppiantando, comprando e affittando licenza e posteggio per il quale si arriva a 40 centesimi al metro: per un banco di 30 metri quadrati significa circa 1.200 euro l'anno per entrambi i mercati settimanali.

Gli ultimi dati del Comune dicono che sui 206 posteggi del mercato reggiano un'ottantina sono ad appannaggio di cinesi e pakistani con sempre più italiani che se ne vanno. Ma è cambiata e molto, anche la clientela media. Sono sempre meno i reggiani che affollano le quattro piazze reggiane.

Ed è un serpente che si mangia la coda: da un lato i tanti cittadini stranieri (ma non solo) chiedono merce a poco prezzo, dall’altro l'invasione di banchi di merce usata - e in qualche caso anche nuova - con prezzi che vanno da 0.50 centesimi a tre euro al pezzo. Insomma del tradizionale mercato in cui si poteva comprare prodotti di qualità a prezzi più bassi dei negozi, non è rimasta quasi traccia.

E forse, vien da pensare adesso, Simon Kuper, quel giornalista del Financial Times che, per fotografare il disincanto e il declino dell'Italia, aveva indicato proprio Reggio Emilia e il suo mercato con roba venduta a un euro.

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«Oggi sembra di essere a piazza Portese o in suk» commenta un ambulante in piazza Fontanesi, dove la merce usata la fa quasi da padrone. Un fenomeno che si registra a Reggio e in tutti i mercati delle città vicine. «I mercati sono ormai andati in crisi, e Reggio più di altri, mentre nei paesi la clientela più tradizionale e affezionata è rimasta», spiega uno storico ambulante che gestisce da anni un banco di biancheria.[[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:site:1.13060027:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/image/contentid/policy:1.13060027:1649485781/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]

Che il mercato sia cambiato lo si capisce a colpo d'occhio girando per le quattro storiche piazze: Fontanesi, San Prospero, Prampolini e Martiri 7 Luglio. «Dal 2010 in poi sono cambiate la clientela e la merce in vendita. Ma al sabato quando in piazza Fontanesi c'è il mercato contadino è pieno di reggiani», fa notare il titolare di uno dei banchi di abbigliamento che ha resistito.

«I mercati - rincara la dose - sono destinati a finire nel giro di una decina d'anni, se continuerà questa invasione di roba usata». «La gente vuole roba di qualità ma spendere poco al tempo stesso» dice invece Andrea Cardiaci che sempre in piazza Fontanesi gestisce un banco di abbigliamento e scarpe.

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Gianna Giunzioni che vende dolciumi in piazza Martiri 7 Luglio da oltre 10 anni aggiunge che «le persone anziane non vengono quasi più da quando è aperto il cantiere per i Park Vittoria perché il bus li scarica troppo lontano. Poi il centro è talmente blindato che non possiamo tenere il camion vicino come in altre città e ci tocca aspettare le 13 perché venga abbassato il pilomati».

Ma c'è una cosa che fa arrabbiare più di tutto i commercianti italiani. L'arrivo dei nuovi ambulanti pakistani che vendono a prezzi stracciati e senza nemmeno mettere il cartello “merce usata". E che, denunciano, sfruttano la normativa fiscale che prevede per i primi tre anni una tassazione forfettaria molto favorevole.

«Affittano un banco per tre anni e non pagano tasse. Poi chiudono, cambiano ragione sociale e ripartono da un'altra piazza. Altrimenti con i costi del posteggio, il camioncino, e pagare le quattro persone che lavorano al banco, non possono starci dentro».

Sono questi banchi che, complice anche la crisi, secondo gli ambulanti locali hanno stravolto il mercato.

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