«Iaquinta vittima di tentata estorsione»
L’avvocato Taormina all’attacco: «Il fallimento dell’azienda di costruzioni è stato chiesto con un documento falso»
REGGIO EMILIA. «La Iaquinta Costruzioni era ben patrimonializzata, con 14 milioni di euro di attivo, ed è stata fatta fallire con una scrittura privata falsificata e un credito che non esigibile». L'avvocato Carlo Taormina ieri mattina ha depositato in procura a Reggio un esposto nel quale vengono ipotizzate tre tentate estorsioni ai danni del suo assistito Giuseppe Iaquinta, padre dell'ex calciatore Vincenzo.
Il fallimento della ditta è stato decretato il 22 dicembre scorso in seguito alla presentazione da parte di una società, che aveva effettuato dei lavori nella villa di Vincenzo Iaquinta a Roncolo di Quattro Castella, di un documento che attestava un credito di 130 mila euro non riscosso. Secondo il legale però 100 mila euro sono stati chiesti in base a una scrittura privata falsificata mentre altri 30 mila erano esigibili solo all’atto del collaudo (non ancora effettuato) e dunque non potevano finire nell'istanza per chiedere un’ingiunzione di pagamento.
Taormina ieri ha depositato due documenti. Uno riguarda la scrittura privata dove sono elencate alcune somme di denaro e le date per saldarle, che è stata presentata per chiedere il fallimento. L’altro invece è la stessa scrittura privata in mano a Iaquinta, nella quale rispetto all’altro documento manca una riga relativa a 100 mila euro da saldare entro il 30 luglio 2014. L'ipotesi dell'esposto è che quella somma sia stata aggiunta successivamente.
L'esposto di Taormina ipotizza inoltre una terza ipotesi di tentata estorsione. I titolari della ditta che ha effettuato i lavori si sarebbero detti disponibili a ritirare l'istanza di fallimento in cambio del pagamento dei 130 mila euro richiesti, più altri 150 mila euro.
Sulla vicenda del fallimento della Iaquinta Costruzioni il pm Giacomo Forte ha già aperto un'indagine per tentata truffa, sempre a seguito dell'esposto presentato dall’avvocato. Indagine che ora arricchisce di quest’altro risvolto, tutto da verificare. La società di Iaquinta, con sede legale a Reggiolo, era stata esclusa dalla white list per la ricostruzione post sisma nelle zone colpite dal terremoto nell'estate del 2012. A negare l'iscrizione era stata il prefetto Antonella De Miro, secondo cui la documentazione avuta «attesta la accertata sussistenza di eventuali tentativi di infiltrazione mafiose tendenti a condizionare le scelte e gli indirizzi dell'impresa stessa». Nel gennaio 2015 Giuseppe Iaquinta è stato arrestato nell’operazione Aemilia, salvo poi essere scarcerato per mancanza di gravi indizi: recentemente la Cassazione ha confermato in via definitiva che non c’erano i presupposti per arrestarlo. «Ora mi aspetto che il processo restituisca la verità - dice l’imprenditore cutrese - in 40 anni di lavoro a Reggio non ho mai fatto nulla di sbagliato».
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