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«Incidenti in calo, non ce n’era bisogno»

«Incidenti in calo, non ce n’era bisogno»

Per il presidente della Camera penale la norma asseconda «l’emotività dell’opinione pubblica»

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REGGIO EMILIA. «Nuovi reati si introducono quando c’è un esigenza vera, non sulla spinta emotiva della cronaca. Personalmente ritengo che molto più efficace rispetto ricominciare a fare educazione stradale nelle scuole, a partire dai più piccoli spiegando loro quanto importante sia osservare le norme del Codice della Strada». È quanto afferma Noris Bucchi, presidente della Camera penale di Reggio sull’introduzione dei nuovi reati di omicidio stradale e lesioni personali stradali. «Se si guarda ai numeri - spiega Bucchi – si scoprirà che gli omicidi colposi sulle strade italiane sono in calo da anni: non ci sarebbe quindi stato bisogno di legiferare se non per assecondare il riflesso dell'indignazione pubblica ogni volta che si registra un episodio grave».

Secondo il presidente dei penalisti, «già con le norme in vigore si può arrivare a 10 anni di prigione per un evento colposo. Di contro, nessuno si chiede perché calano gli omicidi colposi ma non l’omissione di soccorso. Si ricorre alla severità sanzionatoria per accontentare l’opinione pubblica, si agita sempre più spesso lo spauracchio della galera, e il risultato è che vent’anni fa dopo aver provocato un incidente si fermavano tutti, oggi no. È azzardato pensare che ci sia una correlazione?». Per Bucchi, «da tempo nei casi più gravi, diversi Pm e Giudici hanno già cominciato a riconoscere al posto della colpa il “dolo eventuale”, categoria del tutto diversa che consente lìapplicazione delle pene previste per l'omicidio volontario ben più severe di quelle previste dall’attuale omicidio stradale. Se mi si chiede quale impatto avranno le nuove norme sul carico di lavoro rispondo: poco o nulla. Non penso provochi consistente incremento o decremento del carico di lavoro, potrà forse influire (ma è un profilo che non ho approfondito) sulla competenza del Giudice impegnando il Collegio anziché il tribunale Monocratico».

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