«Morti sulle strade, è finita l’impunità»
Biserni dell’Asaps, che si è battuto per la nuova legge, esulta: «E’ una rivoluzione che dà un po’ di giustizia alle vittime»
REGGIO EMILIA. «È una legge perfettibile, ma è quello che abbiamo portato a casa ed è sempre meglio del nulla che l’ha preceduta». La legge sull’omicidio stradale fa discutere e divide gli italiani tra giustizialisti e garantisti. Giordano Biserni, presidente dell’Associazione sostenitori e amici della polizia stradale (Asaps), è stato uno dei primi a chiedere in Italia l’introduzione del reato di omicidio stradale al posto di quello colposo. L’ex ispettore della Polstrada si impegnato per questa battaglia già dal 2003 e nel 2010 comprò il dominio www.omicidiostradale.it per raccogliere le adesioni per promuovere la legge. È stato sempre Biserni a consegnare nel 2012 la prima tranche delle 80 mila firme raccolte, tra cui quella dell’allora sindaco Matteo Renzi. E ora vede il bicchiere mezzo pieno.
Immagino che lei plauda a questa legge.
«Noi consideriamo questa legge una rivoluzione. Fino ad oggi sulla strada si consumava il delitto perfetto: le pene c’erano già, ma il giudice partiva sempre dalla pena minima e quasi mai il colpevole, anche se recidivo, passava un solo giorno dietro le sbarre. Qui si vuole rendere un minimo di giustizia ai familiari delle vittime, umiliati e offesi per anni: finora gli ubriachi e i drogati uccidevano senza nessuna conseguenza, c’era una sorta di esclusione della pena. Noi lanciammo tempo fa una provocazione: potevamo fornire i nomi dei 250 pirati della strada che negli ultimi 3-4 anni hanno fatto morti, per vedere quanti si trovavano in un istituto penale. Nessun politico ha raccolto questa sfida».
Però l’art. 590 bis, che è stato aggiunto al codice penale, altra novità della legge, prevede che in caso di lesioni gravi o gravissime il responsabile dell’incidente avrà la sospensione della patente per 5 anni. Ci saranno conseguenze anche per guidatori sobri.
«Noi avevano proposto pene pesanti solo per alcolizzati e drogati al volante e per i pirati della strada. Poi, strada facendo, altre associazioni sono intervenute e la legge è stata arricchita di pene severe anche per chi non ha mai avuto guai con la giustizia ma incappa in certe circostanze: come chi guida sopra i 50 km/h dal limite previsto, chi uccide con semaforo rosso, chi va contromano o supera un’auto ferma per far attraversare pedoni».
Situazioni che possono capitare a chiunque.
«Non nascondo che certi aspetti della normativa sono discutibili. Sulle lesioni gravi è vero quello che dice lei: se si arriva al giudizio per questi soggetti incensurati, in caso di condanna, anche con la condizionale, scatta la revoca della patente per 5 anni. Nelle nostre proposte questo non c’era. Non lo condividiamo: bastava mettere “fino a” 5 anni e sarebbe diverso. La legge ha fatto cinque passaggi tra Camera e Senato, questi punti si potevano limare prima, ma non si può buttare il bambino con l’acqua sporca: vedremo in un secondo tempo come calibrare gli effetti collaterali».
I detrattori sottolineano un altro passaggio: in caso di corresponsabilità parziale della vittima, la pena può essere ridotta fino al 50%.
«È un altro punto che andava bilanciato meglio. Temiamo che questo scatenerà un aumento esponenziale del ricorso a periti per poter usufruire del consistente sconto».
Nelle ipotesi di pirateria più grave, è prevista la revoca della patente fino a 30 anni: dovranno attendere la pensione per la restituzione?
«Il testo recita “fino a 30 anni” se il conducente è ubriaco o drogato, fugge ed è recidivo, ma è ovvio che è uno strumento dissuasivo. Noi avevamo chiesto l'ergastolo della patente».
Il giudizio sarà competenza non più di un giudice monocratico, ma di un collegio con tre giudici: rischio di intasamento del tribunale?
«Per me è un'ulteriore garanzia di filtro adeguato nell'applicazione. A mio avviso non cambierà granché, i procedimenti c'erano già. Del resto con questo argomento non si può depenalizzare tutto, già è stata depenalizzata la guida senza patente. Ma vorrrei sottolineare un altro elemento».
Quale?
«Un appello: ora i rilievi delle forze di polizia diventano determinati perché non si potrà più sbagliare, gli agenti avranno la responsabilità del futuro di una famiglia, servirà più professionalità e più formazione».
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