Esami “blindati” per chi usa droga o alcol
Anna Maria Ferrari: «Più certo l’esito delle analisi. Aumentati e migliorati i controlli dei campioni»
REGGIO EMILIA. Esami "blindati", a prova di ricorso, per chi, dopo un incidente stradale, al pronto soccorso risulti positivo agli accertamenti su alcol o droga.
E' il frutto di un perfezionamento del protocollo provinciale, siglato da tutti gli attori coinvolti (Procura, Ausl, forze dell'ordine di città e provincia); protocollo che risale al 2007 e che il 26 gennaio scorso – prima quindi che l'omicidio stradale diventasse legge – è stato aggiornato.
«In tal modo aumenta la sicurezza della catena di custodia e la certezza dell'esito delle analisi – spiega la dottoressa Anna Maria Ferrari, direttore del dipartimenti di Pronto soccorso dell’ospedale Santa Maria Nuova –. Abbiamo aumentato e migliorato i controlli dei campioni».
«Prima si prelevava solo il sangue – prosegue la dottoressa Anna Maria Ferrari – che ha una minore affidabilità rispetto alle urine, dove le tracce di alcol o stupefacenti rimangono più a lungo. Ora, invece, preleviamo entrambi e, nei casi di positività, li inviamo all’Istituto di medicina legale di Modena, che dispone di apparecchiature sofisticate, in grado di fornire un accertamento legale non confutabile e inattaccabile dal punto di vista medico-legale».
Il protocollo prevede inoltre una modulistica operativa anti-appiglio legale, sia da parte degli addetti alle operazioni di verifica (sul corretto svolgimento delle varie attività di intervento), sia nei confronti dell'automobilista, che è tenuto a firmare un modulo attestante la diretta attribuzione, attraverso un codice univoco, dei prelievi.
Prima del passaggio della discussa legge sull'omicidio stradale, accadeva che i conducenti sospettati di aver alzato il gomito o di essere sotto l'effetto di sostanze stupefacenti potessero rifiutarsi di sottoporsi ai test; ma se un conducente, secondo gli agenti, presentava evidenti sintomi o se era in uno stato confusionale, scattava l'accompagnamento al pronto soccorso, e se lì il conducente risultava positivo veniva applicata la sanzione massima prevista (articolo 186, 186-bis e 187 del Codice della strada).
Nel caso di un pirata della strada fuggito dopo il sinistro e rintracciato solo in seguito, il nuovo reato di omicidio stradale va oltre, stabilendo, in sede di perizie penali, che il giudice (o il pm) possa ordinare anche d'ufficio il prelievo coattivo di campioni biologici (saliva, unghie, capelli) per determinare il Dna; un prelievo coattivo che lascia perplessi gli addetti ai lavori – ma è certo che la rifinitura del protocollo ha un grande tempismo, in tempi di tolleranza zero sulla strada.
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