Gazzetta di Reggio

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«La legge appena varata sarà un forte deterrente»

di Luciano Salsi
«La legge appena varata sarà un forte deterrente»

La presidente dell’Associazione famigliari vittime della strada: «Ora i giudici la applichino davvero. Finora nessuno ha mai fatto un solo giorno di carcere»

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REGGIO EMILIA. C'è molto di noi reggiani nella legge sull'omicidio stradale approvata mercoledì in via definitiva dal Senato. Se n'era parlato come di una legge targata Reggio Emilia perché ne era stato relatore alla Camera il deputato reggiano del Pd Paolo Gandolfi, affiancato dall'Osservatorio provinciale sulla sicurezza stradale, che 2 anni fa aveva raccolto centinaia di firme dopo la fiaccolata di Pieve Modolena contro le stragi del sabato sera. Ora viene salutato con soddisfazione il varo di «una norma di grande utilità e di profonda giustizia per tante famiglie». Ma l'impulso era venuto anche dalla luzzarese Carla Mariani Portioli, la quale, dopo avere perso un figlio in un incidente stradale diciannove anni fa, era stata tra le fondatrici della Associazione famigliari e vittime della strada. Lei auspica un'applicazione rigorosa della nuova legge e non condivide le riserve garantiste espresse dall'avvocato Noris Bucchi, presidente della Camera penale, e dall'Associazione sostenitori e amici della polizia stradale, che teme un eccesso di severità nei confronti di chi provoca un incidente mortale senza avere assunto alcool o droghe.

Ritiene soddisfacente il testo della legge?

«Sono soddisfatta perché la norma potrà agire come un fattore psicologico e un forte deterrente. Speriamo che i giudici la usino per giudicare i fatti e che la applichino davvero, mentre le leggi precedenti venivano eluse comminando il minimo della pena o interpretandole in modo da evitare la carcerazione. Servirà a responsabilizzare i giovani nel guidare e a fare loro capire che un'automobile è un'arma pericolosa, se non la si conduce con responsabilità».

L'avvocato Noris Bucchi obietta che questa legge asseconda soltanto l'emotività dell'opinione pubblica e che non era necessaria, dal momento che gli incidenti sono in calo. Cosa risponde?

«E' vero che non si deve legiferare sull'onda dell'emotività, ma noi lottiamo da anni per rendere giustizia alle famiglie, e gli incidenti, benché calati, continuano a verificarsi ogni giorno. La loro diminuzione è il frutto delle misure punitive, ritiri della patente e confische dei mezzi, adottate negli anni scorsi. Purtroppo, però, le pene finora applicate sono insufficienti. Non si sono mai viste persone incarcerate un giorno per un omicidio stradale».

Non sarebbe bastato applicare la legge sull'omicidio per dolo eventuale, che prevede pene più severe di quelle comminabili per l'omicidio stradale, come sostiene Bucchi?

«A questo avvocato vorrei chiedere perché non si è mai battuto per far applicare l'omicidio per dolo eventuale. Finora sono stati usati criteri ultragarantisti. Si sono sempre trovate le scappatoie. Per tanti anni siamo stati sordomuti di fronte a tante tragedie. Grazie anche ai patteggiamenti, i responsabili degli omicidi se la sono cavata dando tre soldi ai famigliari delle vittime».

L'inasprimento delle pene non rischia di moltiplicare le fughe di chi provoca un incidente?

«Per evitare questi comportamenti dovremmo forse abolire le punizioni? Chi fugge omettendo il soccorso è un vigliacco che scappa comunque. Spesso deve nascondere un furto, un altro reato o la guida senza patente».

Non è utile piuttosto far leva sull'educazione stradale?

«Con me si sfonda una porta aperta. Da dieci anni intervengo per l'educazione stradale al liceo Moro, dove sono stata anche nello scorso mese di febbraio. Allo stesso modo, devono essere intensificati i controlli per prevenire gli infortuni».

Non c'è il rischio di intasare i tribunali con tanti processi?

«No, se i giudici fanno il loro lavoro. Senza severità e serietà non ci sono neppure la democrazia e la libertà».

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