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Si è spento a 90 anni l’ex sindaco Verzellesi

di Andrea Vaccari
Si è spento a 90 anni l’ex sindaco Verzellesi

Boretto: fu eletto nel 1956 e traghettò il paese nell’epoca del boom economico Guidò lo sviluppo e i cambiamenti, il ricordo dell’amico Pierluigi Castagnetti

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BORETTO. E’ stato uno dei sindaci sotto la cui spinta il paese ha conosciuto la maggiore crescita, e sarà sempre ricordato per la sua lungimiranza politica.

Si svolgeranno questa mattina i funerali del maestro Stefano Verzellesi, sindaco di Boretto per ben tre legislature, dal 1956 al 1970. L’uomo, 90 anni, è stato una figura di spicco della politica democristiana reggiana nei decenni scorsi, e ha ricoperto anche il ruolo di presidente della Bonifica Bentivoglio. I funerali si terranno alle 10: il corteo partirà dall’abitazione in via Soliani per poi arrivare in basilica, dove si svolgerà il rito funebre.

Al termine, la salma sarà tumulata nel cimitero del paese. Eventuali offerte in sua memoria potranno essere devolute alle suore dell'asilo parrocchiale o a sostegno della basilica.

Verzellesi - che solo due mesi fa era rimasto vedovo della moglie Tina - lascia i figli Franco, Italo, Chiara e Maria, oltre al fratello Antonio e alla sorella Anna. Di professione insegnante, Verzellesi ha rappresentato una delle figure di spicco della politica borettese del dopoguerra. La sua avventura di primo cittadino ebbe inizio nel 1956, quando vinse le elezioni candidandosi a capo della lista “Il leone” - composta da rappresentanti democristiani e socialdemocratici - che riuscì a sconfiggere la lista “Municipio”, risultata vincente nei primi due confronti elettorali dopo la nascita della Repubblica. Nel corso dei suoi tre mandati, Boretto conobbe importanti cambiamenti. In quegli anni videro infatti la luce la scuola media e la casa di riposo (quest'ultima riconvertita dopo la donazione del dottor Enrico Vecchi), strutture che ancora oggi rientrano a pieno titolo nel patrimonio borettese. Inoltre, il sindaco Verzellesi avviò la lottizzazione della zona industriale Padulli (rilevando vecchi poderi inutilizzati di proprietà del Comune) e fondò, insieme al senatore Medici, la “Società del porto”, con l’obiettivo di promuovere la navigazione lungo il fiume così come si segnala, nel 1963, la ricostruzione del cinema-teatro.

Il 21 settembre 1958 Verzellesi era in carica in occasione di uno degli episodi più storici del paese: l’arrivo via acqua del leone di San Marco da Venezia, città con la quale Boretto è legata a doppio filo.

IL RICORDO. Un ricordo dell'ex sindaco arriva anche dall’onorevole Pierluigi Castagnetti. L’ex vicepresidente della Camera e segretario del Partito Popolare ha fornito un ritratto preciso e puntuale della figura di Verzellesi. «Stefano Verzellesi è stato una grande personalità della politica reggiana per vari decenni. Sindaco indimenticato di Boretto, segretario provinciale della Dc, presidente della Bonifica Bentivoglio, collaboratore del senatore Giorgio Degola. E’ stato soprattutto un grande amministratore, dotato di competenza rara e di una fantasia amministrativa eccezionale. Pur essendosi sempre segnalato per la correttezza e il rispetto puntuale delle procedure, non ha mai ritenuto che la funzione dell'amministratore pubblico dovesse limitarsi alla gestione del quotidiano, ma fosse quella di immaginare e disegnare obiettivi di futuro. In questo spirito la battaglia a cui ha ancorato gli ultimi anni del suo impegno è stata quella del progetto del grande invaso idrico a servizio dell’agricoltura delle provincie di Reggio e Modena, la cosiddetta diga di Vetto. Partendo dall’antico progetto del bacino Grisanti aveva definito un progetto più ampio e completo della diga, messo a disposizione della Regione e delle amministrazioni locali interessate. Purtroppo la discussione su questo progetto è stata fortemente limitata da incomprensibili atteggiamenti ideologici che gli reacarono non poche amarezze. Di lui resta, comunque, la lezione di un impegno e una dedizione pressochè totali a cause che avevano a che fare con quello che un tempo si era soliti definire “bene comune”. Aveva perso l’amata consorte solo pochi mesi fa. Seriamente sofferente si sentiva “atteso” là dove sicuramente è approdato, accompagnato da una fede profonda e vissuta con molta discrezione».

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