Un Olocausto non solo contro gli ebrei
Gli studenti reggiani a Pirna, dove il nazismo eliminava i tedeschi disabili, gli omosessuali, chiunque non fosse “perfetto”
REGGIO EMILIA. Persone eliminate perché imperfette. E non imperfette per razza: non i “soliti” ebrei o slavi, ma tedeschi, donne e uomini della stessa “razza” degli alfieri del Terzo Reich.
La grande novità del Viaggio della Memoria 2016 di Istoreco, quello con epicentro a Praga, si chiama Sonnenstein. Sonnenstein è un bel castello a Pirna, una cittadina sull’Elba vicino a Dresda in Germania, a poca distanza dal confine con la Repubblica Ceca.
Una località tranquilla con un vasto complesso a ridosso del castello.
E una delle sedi, fra la fine degli anni ’30 e l’inizio degli anni 40, del progetto di igiene razziale T4.
Uno dei capitoli meno noti ma più freddamente rivelatori del nazismo: le persone tedesche “imperfette” andavano sterilizzate, per impedire di procreare, e poi direttamente eliminate.
L’elenco era lungo: disabili, persone con problemi psichici, asociali, omosessuali, alcolizzati.
Chiunque non rispondesse al perfetto disegno razziale voluto dal Reich nazista. Dopo un decennio di sterilizzazioni – pratica peraltro diffusa in Usa come in mezza Europa – si arriva al progetto T4 (da Tiergarden 4, l’indirizzo dell’ufficio berlinese).
E Pirna, nel complesso già usato come ospedale psichiatrico, è una delle sedi dell’Aktion. Quasi 15 mila persone vengono qui internate e poi uccise nelle camere a gas, in un luogo che ora è di nuovo una struttura sanitaria immersa nel paese.
«L'aspetto che più colpisce, al di là delle atrocità commesse al suo interno, riguarda l'estrema vicinanza delle abitazioni cittadine», raccontano Andrea Laura Bonini, Annalisa Ghirardini e Giulia Baiocchi dello Jodi assieme a Francesco Benati della radio universitaria Rumore.
«Benché il castello fosse sopraelevato rispetto alle case, protetto da recinzioni e tutto il personale fosse tenuto alla segretezza, risulta difficile credere che non si sapesse o intuisse nulla di quanto accadeva all'interno. Difatti le interviste agli abitanti realizzate nei decenni seguenti, fanno emergere una consapevolezza degli accadimenti».
Era impossibile non capire, o quasi: «Gli abitanti hanno raccontato dell'odore penetrante proveniente dal camino del forno crematorio e del continuo via vai di pullman dai vetri oscurati – spiegano –. Dalle interviste realizzate emerge che l'elemento comune fra gli abitanti è l'assoluta normalità con cui l'argomento veniva trattato, anche se alcuni sono sempre stati categorici nell'affermare di essere all'oscuro di tutto».
Una vicenda che può trovare tanti parallelismi, di ieri e di oggi e che fa emergere «il controverso dilemma morale che si è evoluto nelle persone insieme alla Storia. Si passa da una totale adesione all'ideologia del regime al raggiungimento di una consapevolezza che richiede un grande coraggio. Riconoscere di aver sostenuto con convinzione ciò che oggi chiameremmo crimini di odio non è facile, soprattutto quando le conseguenze di questi crimini sono state così devastanti e pubblicamente riconosciute».
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