Diana, mezzo secolo ben portato
Nel 1970 apriva la prima scuola dell’infanzia del centro ispirata alla pedagogia di Loris Malaguzzi
REGGIO EMILIA. In principio furono Giulia Notari e Magda Bondavalli, le due insegnanti incaricate di avviare la nuova scuola, il 9 febbraio 1970. Ma c'erano voluti oltre dieci anni, per arrivare a quell'inaugurazione. Le fondamenta del Diana, infatti, risalgono alla primavera del 1959 quando il trasferimento della caserma dei pompieri da via dell'Abbadessa libera uno spazio da riconvertire in una scuola dell'infanzia; ma qui, attorno alla scelta dell'ubicazione geografica nel centro storico, si produrrà un braccio di ferro politico-istituzionale tra l'amministrazione locale e la giunta provinciale amministrativa. Nel 1966 l'assessore ai lavori pubblici, architetto Giancarlo Campioli spiega che, essendo scaduto il contratto d'affitto di uno chalet estivo di proprietà del Comune ai Giardini Pubblici, adibito a cinema, la giunta non intende rinnovarlo perché vuole aprire una scuola dell'infanzia. Primogenita delle scuole “pensate” dall'amministrazione e settima a essere realizzata, ma la prima in centro, la scuola numero 7 viene inaugurata il 7 marzo 1970: prima erano venute il Robinson (1963), l'Anna Frank (1964), Villa Cella (1967), il Primavera (1968), Villa San Maurizio (1969), e sul filo dei giorni La Villetta (1970). «Tutte queste scuole rispondevano all'obiettivo universale di fare della scuola dell'infanzia - nelle parole di Loretta Giaroni, l'assessore comunale di quella stagione - la “espressione organizzata” della comunità». La prima apertura della scuola, così come la riapertura qualche anno dopo a seguito di un incendio fu resa possibile dal lavoro dei genitori. Quella stagione è ricordata dal designer e artista, nonché genitore, Nino Squarza: «Non si sapeva come fare, ma c'erano dei padri, falegnami, che potevano fare qualcosa. E lo fecero. I mobili vennero progettati e disegnati dall'architetto Tullio Zini e, a gruppi, i genitori si trovavano il fine settimana e costruivano, così, con il ferro, con il legno». La creazione del Diana aprì a pratiche di democrazia partecipativa inedite: il lavoratore prestava la propria manodopera insieme al piccolo imprenditore, l'ex partigiano nella guerra di liberazione che aveva messo su la fabbrichetta dialogava con un prete di primo piano, il parroco di San Francesco.
«Il Diana - spiega l’insegnante Giulia Notari - nasce come una scuola sperimentale ed è la prima scuola costruita dall'ufficio tecnico del Comune. Il Diana aveva spazi diversi, sezioni colorate, grande atrio centrale e nasce, nelle intenzioni di Loris Malaguzzi, per essere una scuola proiettata verso l'esterno, una specie di osmosi, infatti non c'era la rete, non c'era la siepe, dovevi essere visto, e dovevi ricevere da fuori».
A fianco delle maestre Giulia Notari, Magda Bondavalli e Laila Marani (a settembre Giuliana Giaroli), con l'assistente Alba Fieni e la cuoca Mafalda, approderà da Modena al Diana nelle vesti di atelierista Vea Vecchi. Per fare, insieme, la storia che ci ha portato fin qui.
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