Gazzetta di Reggio

Reggio

Inventa la pizza “petalosa” per promuovere l’Italia

di Luigi Vinceti
Inventa la pizza “petalosa” per promuovere l’Italia

La cuoca Nazzarena Ferretti ha sfornato la ricetta condita con fiori commestibili per sostenere l’alimento, candidato per il riconoscimento dell’Unesco

2 MINUTI DI LETTURA





REGGIO EMILIA. Per festeggiare la decisione italiana di candidare la pizza a patrimonio immateriale dell’Unesco, a Modena è stata sfornata la prima pizza “petalosa”, ricetta firmata dalla chef reggiana Nazzarena Ferretti. Il battesimo della nuova pizza, dedicata alla pizza con fiori commestibili (viola del pensiero, viola cornuta, bocca di leone, calendula) e con tutti ingredienti italiani, è avvenuto, a cura della Coldiretti, nell’area di Campagna Amica alla rassegna “Verdi Passioni” di ModenaFiere, dove è stata annunciata anche la raccolta da parte dell'organizzazione agricola di oltre 400mila firme a sostegno della candidatura, la metà di quelle accumulate fino ad ora. A creare questa pizza insieme alla chef reggiana, è stata un’altra cuoca, Stefania Nobili di Pavullo nel Frignano. Il nome scelto, “petalosa”, è al centro di un dibattito linguistico in Italia. Il termine, coniato da un ragazzino a scuola e inizialmente segnato come un “quasi” errore, è assurto ai massimi onori della cronaca con il riconoscimento da parte dell’Accademia della Crusca ed è ormai entrato a far parte del nostro linguaggio quotidiano. Al punto tale che Nazzarena Ferretti, che conduce l’azienda agricola “Il filo della polenta” a Villa Bagno ed ha un punto vendita posto davanti alla cantina di Masone, lo ha scelto per battezzare questo curioso piatto che viene condito con fiori commestibili. Se la pizza “petalosa” fosse scelta, precisa la Coldiretti, sarebbe il settimo “tesoro italiano” ad essere iscritto nell’elenco rappresentativo del patrimonio Unesco. L’obiettivo è però soprattutto quello di esaltare la realizzazione a regola d’arte di una pizza con prodotti genuini provenienti esclusivamente dalla agricoltura italiana, un modo per combattere l’agro-pirateria internazionale. L'attività agricolo-gastronomica della famiglia Ferretti è abbastanza recente. «Abbiamo iniziato nel 2009 – spiega infatti la signora Nazzarena – spinta anche dai figli Andrea e Gianluca entrambi diplomati allo Zanelli dove studia pure il terzogenito, Matteo. Anche mio marito Giuliano, che svolge un altro lavoro, ci dà spesso un aiuto. La passione per questo impegno ha però radici remote. Tutto merito di nonno Gilberto che ci trasmise le basi tecniche che ora noi stiamo arricchendo attraverso questo progetto innovativo. Seguiamo l’intera filiera, dai campi alle macine del mulino e poi nel laboratorio delle farine prima di arrivare in cucina e sulla tavola. Dove poniamo tortelli, lasagne, cappelletti ed altre specialità. E dove ora è arrivata la “petalosa”, un nome che ci è subito piaciuto».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google