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Sicurezza stradale viabilità e trasporti: «Ci sentiamo isolati»

di Ambra Prati
Sicurezza stradale viabilità e trasporti: «Ci sentiamo isolati»

Questi i problemi emersi dal “laboratorio di cittadinanza” con gli abitanti di Gavassa, Massenzatico e Pratofontana

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REGGIO EMILIA. Viabilità, sicurezza stradale e penuria di trasporto pubblico con la città: sono questi i temi che stanno più a cuore agli abitanti di Gavassa, Massenzatico e Pratofontana, che venerdì sera al teatro Artigiano sono stati chiamati dall'amministrazione comunale ad esprimere i loro desiderata. Si è trattato del primo dei sei laboratori di cittadinanza che si svolgeranno da qui a giugno e che coinvolgeranno un totale di 25 mila reggiani suddivisi in ambiti d'interesse: San Pellegrino, Compagnoni-Fenulli e Canalina, il maggiore per densità di popolazione; Pieve-Cavazzone; Rosta Nuova, Buco del Signore-Pappagnocca; Gavasseto-Sabbione, il più esiguo; Foscato, Roncina e Orologio.

Il cardine della maggior parte degli interventi - una cinquantina i presenti, una ventina coloro che si sono alzati coralmente prima di suddividersi in tavoli tematici - hanno riguardato la sicurezza stradale, in una zona tristemente famosa per gli incidenti mortali: l'accesso alle scuole, la carenza di marciapiedi, le auto che sfrecciano ad elevata velocità, autobus che passano una volta all'ora (è stata proposto di allungare la linea 10, che ha una frequenza ogni 20 minuti), segnaletica insufficiente, le piste ciclabili che si interrompono in mezzo al nulla nonostante le raccolte firme, strade come via degli Azzarri tagliate in due dalla tangenziale e quindi pericolose per le biciclette, in un'area nella quale l'abitudine è utilizzare le due ruote. L'ideale, hanno concordato i residenti, sarebbe “ampliare lo sguardo e unificare le piste ciclabili delle tre frazioni”, ha sottolineato una signora, e magari farle arrivare fino a Reggio, perché, come ha detto un ragazzo, «Gavassa è un quartiere dormitorio vicinissimo alla stazione cittadina, in bici sono 15 minuti, eppure è pericoloso non prendere l'auto e noi restiamo isolati dal punto di vista viabilistico». Peccato che le osservazioni sugli spostamenti seguano un iter molto più complesso, fatto di studi di fattibilità, progetti preliminari e appalti, e il laboratorio di cittadinanza non è la sede deputata, ha osservato l'assessore alla Partecipazione e Cura dei Quartieri Valeria Montanari.

Sul sociale, vera vocazione di questo tipo di incontri, gli abitanti hanno presentato una lista della spesa altrettanto lunga: la volontà di valorizzare il paesaggio e il verde, tramite il volontariato e rendendo fruibile anche per queste frazioni il parco del Rodano; nuovo impulso al centro sociale La Paradisa e necessità di più spazi e attività per il centro di lettura al suo interno; idee per iniziative di svago, come le “Massenziadi” e un “Massfestival” dedicato ai film d'essai. Non è mancato un accorato appello da parte dell'associazione sportiva dilettantistica Us Daino Gavassa, che riunisce 500 ragazzi: «Due anni fa è venuta a mancare la convenzione con il Comune - ha detto il presidente Ezio Siligardi - finora siamo andati avanti per inerzia, affrontando le spese onerose per manutenzione e bollette degli impianti sportivi, ma se non avremo un aiuto l'anno prossimo la palestra rischia di chiudere».

Infine l'eco dell'attualità si fa sentire anche qui, poiché se, come ha detto l'architetto di quartiere, è vero che le tre frazioni sono zone rurali con una bassa percentuale di stranieri, però vi risiedono comunità ai margini come sinti e nordafricani, ha sottolineato Don Daniele Simonazzi, il parroco di Pratofontana - presente ma taciturno - che accoglie i diseredati e che ha riservato un pensiero per loro. Un gruppo di africani sono ora accolti dalla Coop L'Ovile in un appartamento di Massenzatico: profughi dell'operazione Mare Nostrum che restano in media venti mesi, in attesa dell'asilo politico: L’Ovile ha invitato i residenti a coinvolgerli in attività di volontariato.

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