Gazzetta di Reggio

Reggio

Scacco matto ai predoni del Po, scovati due bracconieri

Scacco matto ai predoni del Po, scovati due bracconieri

Multati dalla Forestale nel Parmigiano, sequestrati pesci e 1500 metri di reti. Il fenomeno non si arresta

3 MINUTI DI LETTURA





BORETTO. A poche settimane di distanza dal convegno sul bracconaggio che si è svolto a Gonzaga nel quale erano stati annunciati importanti provvedimenti nei confronti dei malviventi, un’importante operazione è avvenuta in terra parmense, al confine con il Piacentino, che ha visto finire nei guai due cittadini moldavi residenti a Parma.

A mettere a segno questo significativo risultato, il comando del corpo Forestale dello Stato in collaborazione con i carabinieri, pescatori locali e guardiapesca volontari.

Una sinergia che si è rivelata vincente e che ha avuto il suo culmine venerdì, dopo un periodo nel quale i due moldavi erano finiti nel “mirino” dei pescatori locali a causa dei loro comportamenti sospetti, che li portavano ad agire in particolare di notte.

L’operazione è avvenuta tra Soarza (Piacenza) e Polesine (Parma). In un primo momento, le forze dell’ordine e i pescatori si erano precipitati all’interno di una lanca a Soarza, dove erano state segnalate persone sospette. Vistesi braccate, queste persone sono salite a bordo di una delle loro barche e si sono date alla fuga, in direzione di Polesine.[[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:site:1.13088459:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/image/contentid/policy:1.13088459:1649487524/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]

Qui, gli agenti della Forestale e alcuni pescatori (che avevano messo a disposizione un’imbarcazione) sono riusciti a bloccare i due fuggitivi, poi identificati. I due “soci” non disponevano delle necessarie autorizzazioni e per questo hanno rimediato una sanzione di 300 euro a testa. Imponente la mole di materiale sequestrato al termine dei controlli: 1500 metri di reti da pesca già stese in acqua, oltre a un gommone e una grande quantità di pesce tra cui siluri, luccioperche, breme e carpe.

Si tratta della seconda importante operazione condotta nell’ultima settimana. L’altra è avvenuta mercoledì scorso nel Mantovano – sul Mincio in zona Vallazza – dov’è stato scoperto un chilometro di reti stese con 5 quintali di pesce imprigionato.

In seguito a una serie di segnalazioni, gli agenti del servizio ittico venatorio della Provincia di Mantova sono entrati in azione e hanno spinto i “predoni” ad abbandonare in fretta e furia auto e furgoni, per poi fuggire a bordo di imbarcazioni. Nelle reti erano rimaste intrappolate 38 grosse carpe, 16 abramidi, 6 siluri e 2 lucioperca per un totale di circa 500 chilogrammi di pesce che è stato posto subito sotto sequestro, mentre il pesce ancora vivo è stato liberato e rimesso in acqua.

Episodi come questi sottolineano che l’emergenza del bracconaggio è ancora lontana dal potersi considerare cessata. Anzi, queste bande di malviventi provenienti dall’Est Europa continuano a suddividersi i vari tratti di Po e, una volta esaurito il pesce - pescato con metodi illegali - si spostano altrove.

La situazione è particolarmente delicata in quanto il pesce che poi finisce sulle tavole dell’Europa dell’Est rischia poi di essere consumato anche in Italia, venduto in alcuni mercati. Le conseguenze per la salute umana sono devastanti, in quanto recenti studi hanno dimostrato che i pesci di Po, in particolare il siluro, immagazzinano alte percentuali di sostanze tossiche. (a.v.)

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google