«Triplicare i taxi? E’ fuori dal mondo»
Oggi il confronto in commissione. Bigi, presidente del Ctr: «Ok aumentare le licenze, ma si deve anche guadagnare»
REGGIO EMILIA. A Reggio i taxi, pensati per un'epoca in cui non c'era la Mediopadana né il traffico attuale, sono troppo pochi ed è doveroso aggiornarne il novero per non lasciare sguarnito il centro storico, sempre più scoperto in determinate fasce orarie (9-10.30 e 17.30-19) per la più redditizia stazione di Calatrava. Questo è il punto sul quale concordano tutti gli addetti ai lavori, dopo l'annuncio, da parte dell'amministrazione comunale, di sfruttare un escamotage della legge Bersani sulle liberalizzazioni e di rivedere il settore alla luce del più restrittivo piano di accesso al centro storico. Sul resto - dai numeri di questo incremento alle modalità - l'incontro della Commissione tra le parti fissato per oggi si preannuncia battagliero, all'interno di un comparto già vessato da una concorrenza da giungla.
GUERRA DEI NUMERI. Attualmente sono 36 i taxi abilitati a lavorare su Reggio, ai quali se ne sono aggiunti altri 3 provenienti dalla provincia e autorizzati a lavorare solo all'Alta Velocità: in totale 39, che lavorano in regime di monopolio per il Ctr Radio Taxi, consorzio di taxisti nostrani. «Confermo che i taxisti sono pochi - dice Fabrizio Bigi, presidente del Ctr - in passato avevamo già chiesto di aumentarli e lo chiediamo anche ora». L'annunciata intenzione dell'amministrazione di triplicarne il numero nei prossimi quattro anni, però, è definita da Bigi “fuori dal mondo”. Questi dati, secondo lui, «provengono da un piano provinciale mai applicato e basato su numeri pre-crisi tutti da verificare. Per noi se ne potrebbero aggiungere dieci all'anno e poi verificare l'impatto; siamo convinti che aumentando il numero aumenterà anche la richiesta, ma bisogna procedere per gradi perché è chiaro che dietro c'è un operatore che deve guadagnare».
TORTA DA DIVIDERE. Già, il guadagno. E' il punto dolente di un mercato che, negli anni, si è ristretto, in una lotta per la sopravvivenza quotidiana senza esclusione di colpi bassi: lo sottolineano gli operatori di Ncc. Dove per noleggio con conducente si intende non solo gli operatori che fanno il servizio taxi tout court, ma anche trasporto scolastico, trasporto con pullman e noleggio auto (con differenti iter per il rilascio delle autorizzazioni: fino a 9 posti rilasciati dai Comuni, oltre tramite l'ex Provincia): in tutto una quarantina, ben lungi dai 139 permessi già assegnati che dovrebbero a salire 185. «E già così per noi non c'è lavoro», spiega Sebastiano Monorchio, 58 anni, uno dei 12 Ncc dell'area vasta che due anni fa parteciparono al bando della Mediopadana e che da allora sono autorizzati dall'Agenzia della Mobilità a stazionare all'Av (per legge, a differenza dei taxi, gli Ncc non possono sostare ma solo partire dall'autorimessa; altre caratteristiche, almeno sulla carta, sono la tariffa prefissata e la specializzazione nel medio-lungo raggio). «In quei 139 sono comprese molte licenze Ncc utilizzate saltuariamente, mai ritirate o auto immatricolate che rimangono in rimessa perché non c'è convenienza - prosegue Monorchio -. I taxi vanno in Av, negli alberghi, nelle aziende e noi abbiamo margini di manovra sempre più risicati. Noi Ncc siamo in difficoltà: io a stare alla Mediopadana racimolo sui 1.500-2mila euro al mese, i tassisti arrivano a 7-8mila euro. Se un taxi fa tre giri io ne faccio uno, e le spese sono ben diverse perché noi siamo imprese a tutti gli effetti e dobbiamo presentare un bilancio». Senza contare che anche sulla Mediopadana, per gli Ncc, la concorrenza si è infittita. «Da tempo pensavamo di allestire in Av un servizio di medio raggio (da Guastalla, Carpi, Sassuolo, Modena, Parma), ma non siamo mai riusciti a trovare un accordo nemmeno tra noi - prosegue Monorchio - e adesso c'è anche Italo che ha creato un servizio di pullman».
TARIFFE. Sul fronte tariffe, stabilite dall'Agenzia della Mobilità, i taxisti negano un eventuale ritocco a rialzo.
«Noi non lo abbiamo chiesto, anzi - afferma Bigi - l'unica cosa che abbiamo proposto è una tariffa diversa e più trasparente, perché ora c'è molta disparità. Faccio un esempio: se mi arriva la chiamata via radio, dicendomi di andare al Meridiana per prendere un cliente, io parto dalla stazione e attacco subito il tassametro; quando arrivo al Meridiana il tassametro segna già 10 euro, se il cliente deve andare a Pieve paga 12 euro per un chilometro. In tali casi io non conteggio il tassametro, perché il conto sarebbe troppo elevato, ma c'è chi lo fa. Perciò stiamo studiando un metodo più equo: attaccare il tassametro solo davanti al cliente. La sperimentaziome dovrebbe partire entro l’estate».
FUORI DAL CENTRO. Sul discusso restringimento dell'accesso al centro storico - da notare che attualmente i taxi possono andare ovunque in centro, ad eccezione delle isole pedonali classiche: piazza Prampolini, piazza Fontanesi, piazza Martiri VII Luglio e poco altro - Bigi ci va con i piedi di piombo: «Non sappiamo quali saranno le prossime strade che saranno chiuse anche ai taxi in centro storico. Occorre tenere presente che se un cliente deve andare all'hotel Posta o a casa in via Emilia Santo Stefano dobbiamo portarlo lì; se lo molliamo a metà strada perché c'è un pilomat il passeggero si arrabbia».
Ma secondo Bigi «la viabilità per noi è drammatica. Soprattutto da quando viale Allegri è chiuso per i lavori del Park Vittoria: prima tagliavamo sempre da lì. Il problema non è tanto il centro storico, quanto poter attraversare la città in tempi rapidi».
CONTROLLI. Niet anche di fronte all'ipotesi di un passaggio di mano del controllo satellitare, dalla centrale operativa di Ctr a un altro soggetto, per una verifica della copertura del servizio. «Il consorzio ha il controllo satellitare su tutte le vetture, ma prima di darlo in mano a qualcun altro…».
L'APPELLO. Mettendo da parte la storica rivalità tra Ncc e taxi, Monorchio tenta di andare al di là di quella che somiglia sempre più a una guerra tra poveri: «Il piano che sta approntando l'Agenzia della Mobilità è un buon piano, perché la richiesta è reale. Ora c'è gente che per andare a fare un acquisto in centro non chiama il taxi perché non sa se riuscirà a tornare indietro. Il pubblico ha priorità che non coincidono con quelle degli operatori: il taxi è a disposizione del cliente o il contrario?».
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