Gazzetta di Reggio

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Dagli studenti un fiore sui luoghi dello sterminio

di Adriano Arati
Dagli studenti un fiore sui luoghi dello sterminio

Si è conclusa l’esperienza dei 1.100 ragazzi reggiani guidati da Istoreco A Praga, Terezin, Pirna e Lidice per non dimenticare l’orrore dell’Olocausto

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PRAGA. «Quegli anni e quel mondo sono più vicini a noi di quello che pensiamo». Il Viaggio della Memoria 2016 di Istoreco è finito. Saluta dopo tre settimane a Praga, dopo mille e cento persone – in gran parte studenti delle scuole superiori – a visitare la capitale della Boemia, il campo di Terezin, il centro di Pirna, il villaggio di Lidice e i luoghi dell’uccisione di Reinhard Heydrich. Saluta con decine di occasioni di riflessione e di conoscenza su un passato insieme lontano e recentissimo, con la storia odierna figlia dichiarata di quel periodo. Con una storia che oggi propone ancora morti, conflitti, purghe e milioni di persone in fuga.

Paralleli che non sono sfuggiti alle ragazze e ai ragazzi del Viaggio. Durante la loro esperienza all’estero, hanno un’occasione per esprimere ad alta voce i loro pensieri, e confrontarsi. È la commemorazione conclusiva settimanale, unico momento con tutti i pullman riuniti, sempre ospitati da luoghi speciali. Nella Repubblica Ceca, la sede ormai consolidata è Lidice, un villaggio annientato per una rappresaglia nazista. Lì ha parlato anche Greta Romei della quinta P del Cattaneo di Castelnovo Monti, partendo da una canzone che ormai è diventata un simbolo: «Nella mia testa risuona una strofa che fa: "Come può l'uomo, uccidere un suo fratello? Eppure siamo a milioni in polvere qui nel vento". È vero, la strofa parla di Auschwitz così come l'intera canzone, ma la storia è la stessa. Una domanda mi assale improvvisa e continua. Come mai l'uomo è arrivato a tanto, senza mai indugiare, senza mai crollare», si chiede.

Cosa ha portato a «distruggere uomini, annullarli completamente fino a portarli a preferire di morire piuttosto che continuare a vivere»? E allo stesso tempo, cosa ha portato a resistere: «Coloro che non hanno rinunciato, coloro che hanno voluto e deciso di sopravvivere, hanno vinto la battaglia più grande della loro vita», spiega Greta. Prima di fare un salto in avanti, all’oggi: «Il mio cuore si riempie di rabbia e di paura, perché quegli anni e quel mondo sono più vicini a noi di quello che pensiamo – ammonisce –. Dobbiamo rimanere critici e cercare di capire cosa davvero si nasconde sotto i volti di chi ci comanda. Perché quegli anni hanno distrutto migliaia di vite, hanno privato l'uomo del suo diritto più grande». Quell’indifferenza, quella che «ha portato allo sterminio di migliaia di persone allora, non deve solo essere un dato che testimonia quanto cattivo è stato il regime nazista».

Deve essere qualcosa d’altro. Così come deve essere altro il fiore bianco consegnato a tutti i viaggiatori al campo di Terezin, da usare come omaggio individuale. «Così quel fiore bianco, simbolo di purezza, assumerà un significato simbolico nel momento esatto in cui avremo la forza di non aver posato un fiore tanto per farlo o perché è una tradizione di ogni singolo viaggio della memoria, ma perché nel posarlo avremo capito che il passato non si cancella e che allo stesso tempo il presente va costruito passo dopo passo da ogni singolo uomo», sostiene Greta. Ogni singolo uomo, senza distinzioni: «Bianco, nero, giallo, di destra, di sinistra, omosessuale o eterosessuale che sia. Perché rimanere indifferenti, privi di cuore e di pietà nei confronti di un nostro fratello porta tuttora alla morte di centinaia di persone. La memoria non deve essere solo un ricordo, ma un cammino attivo che ci accompagni ogni giorno nella nostra vita. E così tutti quegli uomini, non saranno morti invano».

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