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Il bazooka di Draghi non basta

Giovanni Fracasso
Il bazooka di Draghi non basta

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Gli ultimi dati statistici confermano uno scenario di deflazione per l’Italia e per l’eurozona. Ieri ogni giornale aveva titoli che esprimevano preoccupazione ed allarme. Ma perché tanta meraviglia? E cosa si aspettavano i commentatori economici? I dati confermano che i prezzi sono più bassi del periodo in cui Draghi ha iniziato il suo programma di quantitative easing. Quindi il programma non è stato sufficiente? Non ha riportato gli effetti sperati?  Insomma non vi è né una crescita solida e neanche un timido aumento dei consumi.  Non c’è nessun aumento dei prezzi: gli obbiettivi di inflazione della Banca Centrale sono lontanissimi dalla realtà.

Se si guarda la situazione in profondità si scoprono altre note dolenti. Si pensi al  sistema “Target 2”: Spagna e Italia hanno notevolmente peggiorato il proprio saldo negativo. L’Italia ha una esposizione negativa per 251.263,64 milioni di euro, come si evince dai dati di gennaio. Non è un bel segnale. Non si toccavano questi livelli da anni. Siamo di fronte ad un altra crisi come nel 2011-2012?

Tutti adesso auspicano che Draghi “usi il bazooka”. Aumenti cioè dimensionalmente e implementi strutturalmente il suo programma di quantitave easing. Probabilmente i mercati accoglieranno con gioia l’intervento di Draghi del prossimo10 marzo. Ci potrebbe essere un deciso rimbalzo. Ma sarà una toccasana di breve periodo. I problemi di fondo  infatti rimangono. E non possono essere risolti solo con la politica monetaria accomodante.

Molti commentatori dovrebbero rileggere Nicholas Kaldor, il grande economista ungherese naturalizzato inglese, laureato alla London School of Economics, dove iniziò la docenza e che insegno per lunghi anni all'Università di Cambridge. Kaldor fu uno spirito critico e combattivo, lontano e distante da ogni forma di ortodossia. Il Guardian lo definì il più “devastante demolitore del monetarismo”. Morì nel 1978 e non gli fu mai assegnato il Premio Nobel per l’Economica.

Perché portare i tassi in negativo non basta per rilanciare l’economia?  Kaldor ci spiega che “l’offerta di moneta in una economia a moneta creditizia è endogena, non esogena. Essa varia in risposta diretta nei confronti delle variazioni della “domanda”, da parte del pubblico, di contanti e depositi bancari, e  non è indipendente da tale domanda”. Dunque rileggere Kaldor è utile per comprendere come mai in Europa non funziona il meccanismo di trasmissione tra la politica monetaria e l'economia reale. E quali dovrebbero essere per Kaldor gli obbiettivi della politica monetaria? "Si dovrebbe dare maggior peso alle politiche che rafforzino l’economia reale - cioè la produzione, l'occupazione, la formazione del capitale, il saggio di sviluppo - piuttosto che gli “obbiettivi monetari”.

Non sappiamo se nella sua libreria Mario Draghi abbia la prima edizione de “Il Flagello del Monetarismo” di Nicholas Kaldor edito nel 1982 dall'Oxford University Press. Oppure la seconda edizione del 1986 e l'edizione italiana del 1984 edita da Loescher, con l'appendice di Gian Luigi Vaccarino. Noi però, al contrario di tanti commentatori o di improvvisati demiurghi della moneta, invece del “bazooka” auspichiamo una buona lettura. Immaginiamo che ai piani alti della sede della BCE a Francoforte, nell’ufficio di Draghi, chiami dalla Bundesbank il signor Weidmann. Draghi potrebbe rispondere: “Weidmann sono occupato, sto leggendo Kaldor”.  Forse da queste letture, da questi piccoli passi, potrebbe cambiare il futuro dell’Europa.

* banca Albertini Syz

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