La marcia delle vacche per salvare gli allevamenti
Ieri anche la Cia reggiana alla manifestazione nazionale a Carmagnola La Coldiretti: «Trattiamo con l’Abi: fondamentale una dilazione per i debiti»
REGGIO EMILIA. Adeguare i tempi delle banche con quelli delle attività zootecniche, che hanno costi di produzione quotidiani e tempi di incasso di oltre due anni, è in sintesi l’obiettivo che l’iniziativa che la Coldiretti sta portando avanti a livello nazionale a favore delle aziende zootecniche che stanno vivendo una crisi senza precedenti in termini sia di durata sia di livello dei prezzi.
Che la crisi del settore zootecnico sia drammatica lo dimostra anche la manifestazione nazionale della Cia di ieri che ha visto la partecipazione della delegazione reggiana, guidata dal presidente reggiano Antenore Cervi.
«I produttori sono sul baratro ed alle prese con mille difficoltà – segnala Cervi -: il blocco delle esportazioni verso la Russia, la fluttuazione degli acquisti dall'Oriente e le logiche commerciali al ribasso dei prezzi del latte alla stalla, creano questa crisi paurosa del comparto. Occorrono quindi misure urgenti per affrontare l'impasse del settore lattiero-caseario e tutelare le imprese agricole. Questo scenario ha imposto alla Cia-Agricoltori italiani di denunciare la situazione, un vero grido d'allarme per il settore che è racchiuso in una simbolica e pacifica marcia di allevatori e bovini, nei pressi del mercato del bestiame di Carmagnola».
«Certamente -continua il presidente Cia- apprezziamo l'impegno del Governo italiano e del ministro Martina a sostenere la liquidità degli allevamenti con l'aiuto straordinario di 25 milioni d'euro e l'aumento della compensazione Iva al 10%. Ma non basta. Perché la situazione globale ed europea dei mercati necessita di politiche d'intervento di più ampio respiro». E anche la Cia, come la Coldiretti insiste sulla ristrutturazione dei debiti:
«Ecco quindi – conclude Cervi - le richieste più urgenti che sottoponiamo al Governo: rendere fruibili da subito le risorse del "Fondo Latte" per la ristrutturazione dei debiti e l'aumento di liquidità delle imprese; accrescere il valore del "de minimis" agricolo almeno fino a 50 mila euro; sospendere il pagamento degli oneri previdenziali a carico delle aziende per i lavoratori dipendenti del settore».
La richiesta di moratoria dei finanziamenti - sostenuta da Coldiretti - alle aziende andrebbe a sostenere in modo particolare la zootecnia della nostra provincia ed in modo particolare quella del comparto del Parmigiano Reggiano alla luce dei prezzi non remunerativi. Le motivazioni che ispirano la richiesta sono chiarissime. Prorogare le scadenze dei prestiti al fine di allungare i tempi di rientro da parte delle aziende che Coldiretti chiede siano trasformati dagli attuali 18 mesi in finanziamenti a medio termine.
«Ad oggi la proroga già applicata prevede 12 mesi – puntualizza Vito Amendolara vice delegato confederale di Coldiretti Reggio Emilia – ora si chiede uno slittamento di ulteriori 18 mesi al massimo. Il credito a breve termine, sotto i 18 mesi, ormai ampiamente proposto dal sistema bancario, che già lo eroga tenendo conto della specificità del settore, per la gestione corrente delle aziende risulta ancora gravoso e non ottimale per le aziende zootecniche reggiane principalmente impegnate nella produzione del Parmigiano Reggiano che hanno tempi di rientro più lunghi che impattano solo nel medio lungo termine. Basti pensare al periodo di stagionatura del Parmigiano Reggiano venduto non prima dei 24 mesi». Poi Amendolara sottolinea come sia in piedi una trattativa con l’Abi.
«Siamo consapevoli – spiega Assuero Zampini direttore della Coldiretti provinciale - che allungando i tempi di rientro per le banche si riduce il rischio di esposizione. E’ inoltre altrettanto vero che le aziende agricole zootecniche sono altamente patrimonializzate e possono vantare un tasso di sofferenza, vale a dire ovvero l’incapacità di far fronte al prestito erogato, inferiore alla media nazionale delle imprese degli altri settori. Stiamo parlando del 13% contro il 16,7% (dato nazionale Ismea)».
Poi Zampini spiega il perché di questa richiesta dilatoria.
«Coldiretti punta sulla non applicazione di aggravi di tassi concessi. Le banche con le moratorie potrebbero rivedere il tasso applicato in ammortamento e Coldiretti chiede che questo non accada. Ciò anche alla luce di garanzie accessorie che sempre tramite Creditagri possiamo fornire. Il presupposto da cui parte questa richiesta è la grave difficoltà economico-finaziaria che coinvolge tutte le aziende zootecniche. L’utilizzo dei capitali propri - dice ancora Zampini - è un’eccezione e non la norma. I pagamenti mensilizzati o bimensilizzati dei mangimi, alimento quotidiano degli animali allevati, con le relative oscillazioni di mercato dei costi delle materie prime, impone alle aziende un liquidità che non coincide con il flusso delle entrate in termini di tempi e di valore».
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